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Il problema sono quelli come te (la prima del Brasiliano)

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Diciamo che un critico o più in generale un qualsiasi cineaddetto ai lavori può scomporre un film mentre lo vede nelle sue varie componenti e giudicarlo; gli empiristi ingenui come me a secco di nozioni di soggetto, fotografia e sceneggiatura invece aspettano la fine del film e ne tirano le conclusioni. In due parole una commedia è compiuta se fa ridere, un horror se manda in paranoia gli spettatori, un poliziesco se ce l’ha duro e sprigiona energia a mani basse e così via, poi casomai si riavvolge mentalmente il nastro e si può provare a valutare cosa nel film funziona meglio e cosa meno.

E’ facile supporre che La Banda del Brasiliano volesse divertire i suoi spettatori almeno per un decimo di quanto si sono divertiti i suoi protagonisti nel realizzarlo, e la cosa è riuscita in modo lusinghiero perché il film è divertente ben oltre le aspettative.

Quello che era più facile aspettarsi è che la crew di musicisti che si sono prestati per realizzare la colonna sonora del film, come si diceva il meglio di un certo giro ivi compresi nomi poco noti o inediti, avrebbero tirato fuori qualcosa nel complesso di moolto interessante, che sarà destinato a diventare un piccolo gioiello nel gioiello e di cui ne riparleremo a tempo debito, giacchè l’uscita su cd è prossima.

Quello che era meno scontato attendersi è che una combriccola di amici non propriamente usciti dall’Actor’s Studio, organizzati e diretti da un collettivo squattrinato alla prima esperienza complessa, riuscissero a essere credibili e coerenti nella loro parte, talvolta a livelli veramente inaspettati.

Che, senza troppi giri di parole, il rischio maggiore nel realizzare un indie con questi presupposti è quello di riuscire a fare solo una mera trasposizione cinematografica della Corrida con i dilettanti allo sbaraglio; ma non è questo il caso del Brasiliano. Ovvio che essere dei gran personaggi nella vita reale aiuta assai nello svolgere determinati ruoli nel film, ma non è solo quello.

Intendiamoci, i peccati di gioventù ci sono e l’assenza di budget da qualche parte si deve sentire per forza altrimenti anche Avatar (uscito in contemporanea…) sarebbe stato girato negli studios di John Snellinberg; ma la storia regge benissimo l’ora e mezzo con pochissimi momenti di stanca, l’intreccio funziona, le risate non mancano e vengono estorte senza ricorrere alla scorciatoia delle macchiette o delle banalità, e il film riesce in maniera sorprendente anche a far pensare un pochino rimanendo leggiero leggiero senza scadere nella pretenziosità.

E alla fine è forse questo il punto di vista più intrigante della Banda del Brasiliano; provare, senza prendersi troppo sul serio, a raccontare il disagio di una generazione di giovani che oramai tanto giovani non lo sono manco più, alle prese con un futuro particolarmente nebuloso senza né voce né rappresentanza e con una discreta dose di acrimonia verso la generazione precedente, rea di non essere riuscita a salvaguardare e a replicare non solo la dote di benessere e sicurezza ricevuta dai loro padri, ma neanche lo strepitoso patrimonio culturale che gli stessi avevano costruito, raccontando tutto questo con la metafora della passione per l’amatissimo e defunto poliziesco all’italiana, filo conduttore del film con continue citazioni e riferimenti.

Che altro aggiungere? Sostenete il Brasiliano che si appresta ad andare in tour per l’Italia; verrebbe da dire sostenete nella vostra realtà pure il Randagio Pini o il Mutolo Alberto di turno prima che spinti dall’esasperazione compiano qualche cazzata per davvero, ma questo evidentemente è difficile, molto più difficile… il problema sono quelli come te.

Officila site: http:\\www.labandadelbrasiliano.com

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