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Re: Una bara per lo sceriffo
Gradevolissimo filmetto di seconda fila, tra i primissimi del genere e girato tra le stesse scenografie di "Per un pugno di dollari".
E il regista è appunto lo stesso de "Le pistole non discutono", film gemello e sfigato di "Per un pugno di dollari", ma l'unica lezione che sembra aver appreso Caiano da quella esperienza è l'abbondare in violenza. Per il resto, a livello di trama, dialoghi, personaggi e fotografia, siamo ancora all'imitazione dei modelli classici americani. Il che in fondo non è un gran male, visto che la cosa garantisce una certa eleganza classica delle inquadrature e una collaudata solidità degli sviluppi narrativi. Al suo esordio nel genere di cui diventerà una delle icone, Anthony Steffen interpreta un personaggio che non sarebbe dispiaciuto a Anthony Mann o a Budd Boetticher:
Attenzione! Spoiler! Evidenziare la striscia nera per visualizzarlo!
uno sceriffo che, per scoprire chi ha violentato e ucciso sua moglie, si infiltra in una banda di spietati fuorilegge. Se a lui ci vorrà tutto il film per capire chi è stato, agli spettatori molto meno vedendo un biondo Eduardo Fajardo (altra faccia che diventerà tipica) che fa il bestione sadico e che si chiama… Murder!
L'unico elemento "spaghetti" è appunto la carica di violenza, decisamente più spinta rispetto ai modelli americani, anche se molto lontana dal sadismo leoniano. In questo senso l'ultima mezz'ora e il finale non deludono, ma in generale il film migliora strada facendo quasi in tutto. Tranne che nella recitazione da filodrammatica del rione di un po' tutto il cast (nella sua abituale stocafissaggine Steffen ci fa un figurone da grande attore in mezzo a gente che strabuzza gli occhi e fa le smorfie ad ogni occasione). L'ottimo doppiaggio salva spesso la situazione.
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