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Thread: Terremoto in Abruzzo

  1. #111

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    18/4/2009 (7:20) - TERREMOTO IN ABRUZZO
    L'università modello era fatta di plastica
    «Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille»
    di FERRUCCIO SANSA

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...2901girata.asp

    Un'università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage. Ieri mattina decine di studenti si sono presentati davanti ai cancelli di ingegneria, come fosse un giorno di lezione. Ma il motivo era un altro: recuperare i computer e il materiale frutto di anni di ricerche. Così non è stato difficile per il cronista entrare e provare un atroce dubbio, un altro ancora, che il terremoto ha suscitato. E pensare che la facoltà di ingegneria era uno dei fiori all'occhiello dell'università dell'Aquila. Siamo a Roio Poggio, una collina che domina la città e si affaccia sulle montagne. Difficile trovare un ateneo altrettanto suggestivo, una specie di nido in mezzo ai boschi. Proprio per questo gli architetti negli Anni Ottanta avevano disegnato questi edifici dalle immense vetrate affacciate sul Gran Sasso. Un progetto dalla lunga storia che fu ultimato soltanto negli Anni Novanta, con tante imprese che si alternarono nell'esecuzione. Ma alla fine, si disse, ne era valsa la pena.

    Oggi, però, a vedere gli effetti del terremoto viene qualche dubbio. L'edificio 1, quello della biblioteca, appare quasi integro. Certo, ci sono stati dei crolli, ma il sisma non è stato una carezza. I guai, seri, invece, si scoprono nel secondo palazzo, quello più frequentato, con decine di aule in grado di ospitare circa 1200 ragazzi. Arrivarci, sgusciando tra i corridoi ingombri di detriti, non è facile. Ed ecco la sorpresa. Le vetrate, appunto. Quello che doveva essere il tratto distintivo dell'edificio ha rischiato di provocare un disastro. Le enormi lastre trasparenti erano sospese a molti metri d'altezza e dovevano essere in grado di resistere ai terremoti. La garanzia derivava dal cemento armato su cui le vetrate avrebbero dovuto poggiare. Ma a quanto pare non era così. Lo dicono i detriti, ma anche i brandelli della struttura rimasti in piedi e ancora visibili. Lo dice chi se ne intende: «Al posto del cemento c'era della plastica», allarga le braccia un vigile del fuoco. Di cemento c'era soltanto un sottile spessore che non ha retto la scossa. Il risultato: tonnellate e tonnellate di materiale sono crollate sulle scale, proprio quelle da cui dovevano fuggire gli studenti. I vigili del fuoco e i professori che ieri camminavano con le torce elettriche per i corridoi bui e deserti dell'università non nascondono la rabbia: «Questa non è un'università, ma una trappola per topi». Tutti indicano le aule: decine, ma sotto il livello del terreno. Un docente allarga le braccia, forse immaginando anche se stesso in cerca di una introvabile via di fuga: «Se la scossa fosse arrivata in una normale mattina di lezione, non si sarebbe stato scampo».

    Primo, per i crolli che si sono verificati negli spazi dedicati ai ragazzi. Secondo, perché la scala d'uscita era occupata dai detriti. Ma ancora: se gli studenti e i professori fossero stati all'università, sarebbero stati colpiti da lame di vetro pesanti decine di chili, precipitate da molti metri di altezza. «Qui ci saranno un sacco di cose da chiarire», commenta un tecnico dei vigili del fuoco, muovendo con un piede le macerie. Osservando i brandelli di struttura ancora pericolanti. Nei giorni scorsi gli esperti dell'università hanno compiuto i primi sopralluoghi nell'ateneo. Il rapporto con i risultati tra breve sarà completato e senz'altro aprirà un nuovo fronte di indagine. Intanto si sta cercando di risalire alle imprese che hanno realizzato le vetrate. Di distinguere gli eventuali responsabili dalle altre società che hanno compiuto i lavori a regola d'arte. I locali del primo padiglione e della mensa, per dire, hanno retto bene il colpo. Tutto per arrivare a quella domanda: chi ha utilizzato plastica espansa invece del cemento? All'uscita dell'università gli studenti formano capannelli. Si comunicano amarezza e delusione: «Rischiamo di perdere il lavoro di un anno». Un professore si allontana e a mezza voce sospira: «Se sapessero... altro che le ricerche, hanno rischiato di perdere la vita»


  2. #112

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    Che due palle tutti sti se e tutti sti ma, se se se, se un cazzo.
    La ricostruzione porco didd*o è ricominciata si o no?
    La vogliamo piantare di rompere il cazzo e decidiamo di partire tutti per Roma, destinazione parlamento?
    Tutti gli Abruzzesi devono partire, io vengo volentieri, come penso molti altri in questo forum.
    Chi c'è sul posto che può organizzare?
    Domani telefono ad un mio collega di l'Aquila.
    Basta.
    Se ti interessa quello che dico mi fa piacere, se ti fa piacere quello che dico non mi interessa.

  3. #113

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    Qua non si tratta di "se" e "ma"; si tratta di impedire che le case vengano ricostruite con le stesse modalità schifose dell'ultima volta. E speriamo che stavolta un po' di pulizia venga fatta, anche se nutro seri dubbi in proposito.

  4. #114

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    "plastica al posto del cemento" mi sembra una boiata, e direi che è in buona compagnia, nel dopo terremoto ne sto sentendo fin troppe...sembra che di colpo i giornalisti siano diventati tutti ingegneri
    -

  5. #115

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    le baracche da Avezzano a Balsorano: nella marsica il sisma fece trentamila morti
    Abruzzo, il terremoto del 1915
    e le baracche dimenticate

    In quattromila vivono ancora nelle "casette asismiche" costruite per gli sfollati del sisma di un secolo fa

    http://www.corriere.it/cronache/09_a...4f02aabc.shtml
    BALSORANO (L’Aquila) – da uno dei nostri inviati Lorenzo Salvia
    Niente riscaldamento, niente gabinetto, niente pavimento, la luce quella sì, ma una sola lampadina per un totale di metri quadri 32. Ai genitori di Rosa Margani dissero di portare pazienza, perché quella sarebbe stata una sistemazione provvisoria. Giusto il tempo di ricostruire la loro casa, buttata giù dal terremoto che nel 1915, qui nella Marsica, fece trentamila morti. È passato quasi un secolo ma la signora Rosa, 82 anni, è ancora qui, dentro queste due stanze buie ed umide vicino al castello di Balsorano. Non è la sola. Sono quattromila le persone che in Abruzzo vivono ancora nelle cosiddette casette asismiche, i rifugi costruiti per gli sfollati del terremoto di un secolo fa. Asismiche cioè sicure (per l’epoca) perché ad un solo piano e con il tetto in travi di legno. E provvisorie, anzi «baracche realizzate a titolo precario» come assicurava il decreto firmato l’11 febbraio 1915 dal Re Vittorio Emanuele III.
    COME UN ACCAMPAMENTO - Certo, nel corso degli anni molte baracche sono state demolite, quasi sempre sostituite da case popolari. Ma dei circa diecimila esemplari costruiti tra il 1916 e il 1920 ne restano in piedi ancora 1.066 sparsi in 38 comuni, da Avezzano a Balsorano passando per tutta la Conca del Fucino. Tetto spiovente, muri sottili di mattoncini, struttura a castrum romano con le due strade principali che si incrociano al centro, l’immagine è proprio quella di un accampamento. Qualcuno, capendo che la provvisorietà era solo teorica, negli anni ha sistemato le cose ricavando almeno un bagno. Come la signora Angela De Meis che un anno fa ha trasformato la sua baracca di Capistrello in un appartamentino vero e proprio. «Ho messo i termosifoni e adesso vorrei comprare pure la parabola» dice, mentre aspetta di scolare la pasta. La sua vicina di casa, la signora Letizia, si accontenta di una stufa a legna che non ha l’aria di essere proprio a norma. Ma spesso le condizioni sono quelle di un secolo fa e quasi sempre a viverci sono persone anziane.
    «NON PENSAVO DI FINIRE A VIVERE COSÌ» - Come il signor Andrea Venditti, 71 anni, tornato nella sua baracca di Balsorano, dopo 30 anni passati a fare il cuoco in Inghilterra: «Davvero non pensavo di finire a vivere così, ma con 500 euro al mese di pensione cosa devo fare?». Ecco, le baracche di un secolo fa almeno sono economiche. Tre euro al mese per ogni stanza, il tutto da pagare al comune. Una somma che non basta a coprire nemmeno per gli interventi urgenti di manutenzione. «Noi le vorremo abbattere – dice Gino Capoccitti, vice sindaco di Balsorano – ma la gente che ci vive dentro dove la mandiamo?». Sono almeno 40 anni che se ne parla. Inutilmente. Nel 1971 per iniziativa del senatore Giuseppe Fracassi, che proprio in una delle casette asismiche era nato, venne approvata la "legge per lo sbaraccamento". Abbattimento di tutte le casette, sostituzione con edilizia popolare e spazi verdi. Cosa buona e giusta ma rimasta sulla carta perché la legge non è mai stata finanziata davvero. Servirebbero 50 milioni di euro per riqualificare tutte le 1.066 baracche ancora in piedi.
    L'ULTIMO STANZIAMENTO E L'ARRESTO DI DEL TURCO - L’ultimo stanziamento, 800 mila euro, era allo studio della giunta regionale quando l’arresto del presidente Ottaviano Del Turco, meno di un anno fa, ha travolto tutto. «Questa gente è costretta a campare in condizioni da terzo mondo», allarga le braccia Marco Riccardi, segretario della federazione marsicana di Rifondazione comunista. Come la signora Rosa, che non dimentica quella promessa fatta ai suoi genitori: questione di mesi, poi avrete la vostra casa. Era un secolo fa. - 19 aprile 2009


  6. #116

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    Tra le macerie anche i capolavori del cinema

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...3013girata.asp
    Hai ragione Robby

  7. #117

    Default Re: Terremoto in Abruzzo

    REPORTAGE dalla "zona rossa" avvolta in un' atmosfera spettrale IN MEZZO ALLE MACERIE
    Così sta morendo il centro dell'Aquila
    Non sono iniziate né le demolizioni né le ristrutturazioni.
    E ora il maltempo può peggiorare ancora le cose

    http://www.corriere.it/cronache/09_o...4f02aabc.shtml


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