MI-Decay
presenta:
Slaughter And The Dogs Live in Milan
SLAUGHTER AND THE DOGS (UK)
Dalla dura periferia di Manchester, la band archetipo del Punk ’77 inglese dal suono veloce e furioso!
MARZO 2017

Venerdí 17 @ COX18 Milano
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Sabato 18 @ COVO CLUB Bologna
https://www.facebook...64555733957552/


Domenica 19 @ LAST ONE TO DIE Caramagna (Torino)
https://www.facebook...69193529982163/

Slaughter and the Dogs (UK)
UK punk icon of ’77!
http://www.satd.band
https://www.facebook...erandthedogsuk/
Slaughter and the Dogs
Originari della notoriamente violenta periferia di Wythenshawe a Sud di Manchester (un tempo la capitale skinhead del nord), gli Slaughter & The Dogs si sono formati alla fine del 1975 quando Wayne Barrett (voce) ed il batterista, Brian (Mad Muffett) Grantham, hanno cominciato a suonare insieme ed il bassista Howard ‘Zip’ Bates si è unito a loro. Mick Rossi divenne il chitarrista solista, anche se inizialmente la formazione comprendeva pure una seconda chitarra, Mike Day, che però lasciò subito il gruppo. Wayne trovò il nome per il gruppo mentre era steso sul letto prima del loro concerto d’esordio… un mix di Diamond Dogs di David Bowie e Slaughter on 10th Avenue di Mick Ronson: cioè Slaughter and the Dogs!
Gli Slaughter iniziarono come tante altre band facendo la gavetta nei locali di Manchester e dintorni e nei club per uomini eseguendo covers di Lou Reed e Bowie, cominciando però sin da subito anche a scrivere e a suonare i propri pezzi.
Ottenendo di concerto in concerto maggior successo e ricevendo ottime critiche dalla stampa musicale, si ritrovarono presto a capo della scena punk di Manchester di fianco ai Buzzcock ed ai Drones, una scena ormai matura come quella Londinese.
In qualche modo riuscirono ad infilarsi nel programma dell’ormai celebre concerto al Free Trade Hall di Manchester, con i Sex Pistols ed i Buzzcocks; fecero di tutto per essere i secondi a salire sul palco e pubblicizzarono l’evento mettendosi per primi nel poster del concerto (“dimenticandosi” di mettere i Buzzcocks). Salirono sul palco con capelli lunghi, abiti satinati e con atteggiamenti alla Ronson, venendo criticati aspramente dalla stampa e dall’audience.
“Ci siamo davvero meritati le critiche che ci siamo presi quando abbiamo iniziato, ma io credo che siano andate avanti un po’ troppo, ci devono dare un’altra chance per dimostrare quello che sappiamo fare”. Wayne. Shy Talk 2. Manchester Fanzine.
Dopo aver visto i Sex Pistols, il loro look ed aver sentito il loro suono, e dopo essersi presi a cuore le critiche, furono abbastanza scaltri per capire in quale direzione stava soffiando il vento, si tagliarono i capelli, cambiarono i vestiti, e seguirono il nuovo stile come molte altre band del periodo.
Cranked Up Really High
Glen Matlock: “mi erano piaciuti… pensai che erano una band divertente. Non li consideravo una band punk anche se erano parte di quella scena, perchè quella era la scena che andava a quell’epoca”.
Tony Wilson: “probabilmente avevano un po’ di David Bowie ed un po’ troppo di Mick Ronson ma, ciònonostante, erano grandi”.
Seguendo il consiglio di McLaren suonarono a Londra al Roxy Club.
Mick Rossi: “l’obiettivo dopo il Free Trade Hall era di provare a conquistare Londra”. Ci riuscirono!
Il loro calendario di concerti si infittì molto rapidamente ed in pochissimo tempo suonarono in tutti i principali locali di Londra come il Roxy, il Vortex così come il Marquee ed il Nashville.
Dal vivo erano un grande spettacolo, con la predilezione di Wayne a parlare senza il bisogno di macchine del fumo o di altri effetti speciali.
Il Roxy regalò alla band la prima registrazione, pubblicando sull’album ‘Live at the Roxy’ due loro brani: ‘Boston Babies’ e ‘Runaway’. Subito dopo, giunsero a comporre e a pubblicare quello che sarebbe diventato un classico inno del punk, il singolo ‘Cranked Up Really High’, con ‘The Bitch’ sul Lato B (Rabid 1977), prodotto da Rob Gretton (il futuro manager dei Joy Division) ed il cui successo condusse la band a firmare con la Decca.
Cranked Up Really High
Seguirono tre singoli in rapida successione ‘Where Have All The Boot Boys Gone’ / ‘You’re a Bore’ (1977 Decca) , ‘Quick Joey Small’ / ‘Come On Back’ (1978 Decca, con Mick Ronson, il loro eroe), and ‘Dame To Blame’ / ‘Johnny T’ (1977 Decca) ed infine pubblicarono ‘Ready Now’ / ‘Runaway’ (1979 DJM).
Where Have All The Boot Boys Gone
Pubblicarono quindi il loro primo album ‘Do It Dog Style’ (1978 Decca), un vero e proprio classico del punk – immancabile in una qualsiasi collezione di dischi che si rispetti – che raccoglie i primi singoli pubblicati con la Decca e nuovi brani al fulmicotone quali Victim Of The Vampire, Boston Babies ed una fantastica cover di Mystery Girls dei New York Dolls.
Do It Dog Style
Dopo la pubblicazione di ‘Do It Dog Style’, Wayne lasciò la band e venne sostituito da Steve Morrissey (futuro cantante degli Smiths) con il quale gli Slaughter registrarono quattro brani. Per un breve periodo fece parte della band anche Billy Duffy (che avrebbre in futuro raggiunto la fama con i Cult). La band quindi si sciolse.
Nel 1996 gli Slaughter and the Dogs si sono riformati, con Wayne rientrato nella band alla voce, Mick Rossi alla chitarra, Nigel Mead al basso e Noel Kay alla batteria e con questa formazione si esibiscono al festival ‘Holidays in the Sun’ ottenendo un successo grandioso. Da allora, hanno continuato fino ad oggi ad esibirsi come headliners in festival come il Rebellion, a fare tour ed a registrare nuovo materiale.
Per la terza volta in Italia, dopo il mini tour memorabile del 2012, gli Slaughter suoneranno di nuovo a Milano, in un concerto che già si preannuncia esplosivo!
Formazione:
Wayne Barrett (voce)
Mick Rossi (chitarra
Dan Graziano (basso)
Mark Reback (batteria)
“Vicious”, uscito il 16 settembre, è un disco esplosivo con tutti i tratti distintivi del suono leggendario di Manchester, e con i testi migliori che Wayne Barrett e Mick Rossi hanno scritto da anni. Chitarre killer, cori e inni di strada che alzano il tiro e distruggono qualsiasi pre-concetto si possa avere su una band che entra nella sua quinta decade di attività.
Vitalità, urgenza di esprimersi e carica da una band che non ha ancora finito di dire la sua…
“Vicious” è un album che prende vita nelle origini e nelle influenze della band stessa, che quindi non mancherà di esaltare i fan storici. Ma quest’album non manca di certo di tratti sonori innovativi.
Undici brani e probabilmente la miglior cover mai eseguita di ‘Get It On (Bang A Gong)’ di T-Rex.