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Thread: Once Upon A Time In Hollywood (Q. Tarantino, 2019)

  1. #151

    Default Re: Once Upon A Time In Hollywood (Q. Tarantino, 2019)

    Mi ha commosso, divertito e anche imbarazzato per il modo in cui, in Rick Dalton, sono raffigurate profonde debolezze umane, che posso tranquillamente ritrovare anche in me.
    Se i primi 10-15 minuti mi sono parsi un po' imballati, poi il film spicca il volo e diventa strepitoso.
    Certo, facendo il veggente della domenica, posso ipotizzare che non entrerà prepotentemente nell'immaginario come altri film del regista, ma l'ho trovato ugualmente di grande forza.
    In un certo senso, dopo Django Unchained e The Hateful Eight, è un altro film sul western. Non a caso - al di là della necessità di legarlo agli eventi Tate-Manson - è ambientato nel 1969, l'anno del Mucchio Selvaggio, del film che annienta il concetto di eroe western vincente o senza macchia. E qui c'è proprio un bollito eroe del western che affronta il crepuscolo nella vita reale.
    Reale per modo dire, dato che il film mi è parso un grandissimo lavoro sul tema del doppio, a partire dall'ovvio rapporto tra Rick e la sua controfigura Cliff.

    Attenzione! Spoiler! Evidenziare la striscia nera per visualizzarlo!

      I doppi sono ovunque: Tate che mostra se stessa, nelle fotobuste di Matt Helm, alla cassiera senza essere inizialmente riconosciuta, e che poi si vede sullo schermo; Tate che ha sposato un uomo piccolo e intellettuale come il suo precedente boyfriend, con cui continua comunque a vedersi; Cliff che è il doppio di Rick, più forte e sicuro, ma in fondo senza una vera vita - in questo senso è splendida la sequenza che parte dalla villa di Rick, segue Cliff in auto fino alla sua modesta roulotte, non a caso dietro lo schermo di un Drive In; il western è fatto di doppi: quello americano, ormai televisivo, in cui Rick deve fare il cattivo nei pilot per continuare a lavorare, e quello italiano, per lui fasullo, in cui invece può fare il protagonista; e via dicendo, con molti altri esempi.
    Ma il doppio è soprattutto la vita sognata, desiderata, sfuggita. Realmente commovente è il momento in cui Rick si immagina letteralmente dentro La grande fuga, un'occasione, nemmeno così concreta, che se fosse diventata reale gli avrebbe mutato la carriera.
    Ma alla fine il sogno si avvera. E proprio in quella conclusione, così criticata per la sua somiglianza con quella di Bastardi senza gloria, c'è la giusta chiusura del percorso di Rick. Il suo obiettivo, fin da quando Polanski si è trasferito di fianco a lui, era proprio quello: vedere aprirsi per lui il cancello della villa del regista del momento. L'unico modo per farcela ancora, avendo poche cartucce come interprete, è farsi un'amicizia importante. Per cui, come quei ragazzini imbranati che sognano di salvare la ragazza dei loro sogni da un assalitore per poterla così conquistare, lui diventa un eroe sgominando il male che aveva invaso il quartiere in cui vivono la moglie di Polanski e il figlio che lei ha in grembo, e che ora possono dormire sonni tranquilli grazie a lui.
    Proprio per questo, il finale è ben diverso da quello di Bastardi senza gloria, perchè lì c'era una vendetta impossibile quanto liberatoria, era il cinema che distruggeva quell'orrore che nella realtà invece non è così facile da spazzare via.
    Ma qui non c'è nessuna catarsi, non c'è nessuna rivincita, c'è solo il piccolo sogno di un piccolo uomo che diventà realtà.
    E lo diventa senza che poi lui sia davvero un eroe, anche perchè tutto il lavoro sporco lo fa il suo body double. Come al solito. 



  2. #152

    Default Re: Once Upon A Time In Hollywood (Q. Tarantino, 2019)

    Visto alla fine pure io quasi fuori tempo massimo dal momento che lo stavano per togliere dal cinema

    boh io mi sono divertitino, come sempre o quasi coi film di tarantino, però poco più davvero

    macchine bellissime scelte con cura che direi maniacale (l'unica cosa che non mi ha convinto al 100% è la porsche di sharon tate che sembrerebbe un pò troppo nuova e gommosa per il periodo ma dubito che quentin mi possa cadere su quello), fotografia e colonna sonora pure, una marea di citazioni e autocitazioni che c'è da giurare continueranno a saltarne fuori di nuove pure dopo la eventuale tredicesima visione

    cura dei particolari micidiale, dal mio esserne del tutto a digiuno potrei dire anche regia pazzesca, alcune sequenze ricostruite che immagino siano state di una complessità devastante

    però a mio parere anche l'impressione di tarantino che per buona parte del film si specchia e si dice quanto cazzo sò forte aò, dimenticandosi di costruire una storia che sia qualcosa di più profondo del collante tra una scena girata fantasticamente e l'altra

    dialoghi molto ma molto debolucci

    mi sono divertitino e ho pure rovesciato i popcorn nel cinema dando la colpa alla vecchia che mi stava di fianco, però se devo dire che sia memorabile o tra i suoi migliori proprio no, per molti versi quoterei venticiello ma mi sembra troppo

  3. #153

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