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Thread: [ESCLUSIVA] Intervista a Claudio Fragasso

  1. #11

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    Chi ebbe l’idea di “Monster Dog”?

    Tutto nacque da un produttore chiamato Eduard Sarlui che mi contattò dopo aver visto Rats. Mi disse che voleva che facessi un altro film con animali… dopo “Rats” era arrivato il momento di “Dog”, “Monster Dog”!(ride)
    Questi erano film che nascevano un po’ così, erano film che venivano venduti nel mercato estero, ma per estero intendo l’American Film Market e cose del genere, e venivano proposti come prodotti americani di serie b. Adesso però non si possono più fare anche perché il mercato americano si è molto sviluppato anche nei B-movies e ovviamente è diventato estremamente superiore.

    Il film sembra girato in America del Sud ma in realtà è girato in Spagna...

    Infatti, “Monster Dog” è stato girato in Spagna, nei dintorni di Madrid, in una casa dove girò un film anche Carlos Saura.
    Fu girato lì perché la società cinematografica doveva investire in Spagna e quindi spacciammo la Spagna per l’America del Sud.

    La presenza di Alice Cooper nel cast è dovuta al fatto che lui voleva darsi al cinema oppure era dettata da qualche logica commerciale?

    Mah, un po’ tutte e due le cose… Nel cinema accadono spesso cose del genere, spesso è tutto casuale. Alice era (ed è) un cantante un po’ dark e interpretare una specie di lupo mannaro in un film come il mio poteva essere una bella occasione per lui.
    Io ero contentissimo di averlo nel mio film!

    Com’è il tuo ricordo di Alice Cooper?

    Con Alice siamo diventati molto amici. Quello che posso dirti è che lui è l’esatto opposto di ciò che appare o che si vede durante i suoi concerti. Quello che la gente fruisce, il suo aspetto esteriore, quello che viene mostrato al pubblico, è esattamente l’opposto di quello che lui è realmente. E questo accade con tantissimi altri artisti. Nessuno è in realtà il messaggio mediatico che trasmette al pubblico.
    Alice ha creato il suo successo su una figura che non lo rappresenta davvero…
    Nel momento in cui ho conosciuto veramente Alice ho conosciuto una persona tranquillissima, adorabile, di rara gentilezza e delicatezza. E’ una persona estremamente squisita, dolce, molto fragile, grande professionista, una persona fuori da ogni logica della star maledetta o del cantante metal. Con Alice è stato davvero un rapporto molto bello.

    E’ vero che lui è un grande fan del cinema horror?

    Ah si, assolutamente! Pensa che lui venne in Spagna con una collezione pazzesca di videocassette horror, ne portò almeno un migliaio e tutte le notti ne guardavamo qualcuno assieme nella sua camera. E’ un vero horror fan, di quelli duri e puri. Ci siamo divertiti come matti a passare notti insonni guardando vecchi horror. E poi giocavamo spesso a golf assieme…

    …nelle giornate libere?

    No, no! Giocavamo a golf durante le pause, nel suo appartamento! (ride) Pensa che si era fatto costruire un campo da minigolf nel suo alloggio!!! Divertentissimo…

    Tornando al film, so che “Monster Dog” è stato massacrato durante il montaggio…

    E’ tutto vero, il film mi fu letteralmente strappato dalle mani e rovinato in montaggio. Questo perché in un contratto di tipo americano il final cut spetta al produttore e non al regista. Mi fu fatto un grosso torto perché furono tagliati circa 20 minuti di film. Quello che adesso circola in vhs e dvd non è il film che ho girato io…
    E’ un film che non rinnego, non è venuto come volevo io ma la colpa è innanzitutto del montaggio. Quando un regista firma un contratto con gli americani non si ha mai il final cut quindi il tuo criterio di montaggio non deve essere necessariamente considerato. In questo caso, infatti, il montaggio finale l’ha fatto il produttore. Le scene eliminate sono le migliori, tutte quelle della trasformazione, tutte quelle più splatter… E’ un peccato ma è anche vero che nel 1984/85 lo splatter troppo estremo iniziava a scomparire.
    Però, insomma, è stata una bella esperienza, mi sono divertito e ho avuto modo di conoscere una persona meravigliosa come Alice Cooper. Anche questo film mi è servito come palestra, per forgiarmi insomma…

  2. #12

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    Un motivo che può concorrere alla non piena riuscita del film è dato senz’altro dal fatto che il pupazzo meccanico del cane si ruppe subito…

    Sì, sì... È vero... (ride) Il pupazzo fu un brevetto di un artigiano italiano che viveva in Spagna, un certo Carlo De Marchis. Il problema era che questo maledetto mostro non era mai pronto! Il disegno me lo fece un architetto romano e, una volta portato in Spagna, De Marchis realizzò un pupazzo complicatissimo che si muoveva con dei fili ed un carrello e fu pronto solo l’ultima settimana delle riprese. In una scena (che poi fu tagliata) il mostro sfonda una porta e fra le fauci tiene la testa di uno degli attori che è morto di sotto. Questa fu la prima volta che si usava il pupazzo che, sfortunatamente, si ruppe subito e ci costrinse ad usarlo manualmente nelle scene seguenti. Sono cose che possono capitare, in fondo… (ride)

    La rottura del pupazzo vi ha in qualche modo costretti a modificare la sceneggiautra al volo?

    Beh, bisogna dire che in un film low budget le sceneggiature non vengono mai rispettate fino in fondo. Accade sempre qualcosa che comporta qualche variazione allo script originale, se fossero rispettate sarebbero dei low budget atipici! Quando tu ti muovi in una dimensione di low budget inevitabilmente devi fare dei cambiamenti perché tutto dipende da quello che hai o non hai a disposizione. Le sceneggiature venivano quindi costantemente risistemate in base alle possibilità che si avevano. In quei casi bisogna fare di necessità virtù. Bisogna sempre trovare le strade migliori per concludere il film anche se questo alla fine sarà differente da com’era stato previsto. È una logica quasi inevitabile, non puoi fare lo storyboard all’americana e poi mantenerlo perché ti ci vorrebbero i fondi giusti per fare esattamente come l’hai pensato. In “Monster Dog”, in ogni caso, credo di aver trovato alcune soluzioni decisamente interessanti.

    Dalla Spagna alle Filippine… “After Death” è uno zombi-movie che hai girato nelle giungle asiatiche mentre Mattei girava “Strike Commando 2”. Come siete riusciti a far convivere i due film?

    Non era semplice… Io la mattina collaboravo alla regia di “Strike Commando 2” con Mattei e la notte giravo il mio “Ater Death”. Praticamente non dormivo mai! (ride)

    Ma usavate le stesse macchine da presa oppure ogni film aveva il suo materiale?

    Figurati! (ride) Le macchine da presa erano 2 ed io le usavo quando non le usava Bruno. La notte era il solo momento in cui erano libere! Bisognava ottimizzare i tempi e si risparmiava su tutto. Il mercato chiedeva un horror e un film di guerra e noi li realizzavamo simultaneamente.

    Hai detto che non dormivi mai in quel periodo… Ma com’erano i tuoi orari di lavoro per “After Death”?

    Iniziavo le riprese intorno alle 21 e finivo alle 5 di mattina. Il tempo di fare colazione e poi alle 7 ero di nuovo sul set con Bruno per girare la seconda unità di “Strike Commando 2”. Ho retto questi ritmi assurdi finché ho potuto… Poi ad un certo punto non ce l’ho fatta più… (ride)
    Che poi non bisogna dimenticare che girare nelle Filippine è sempre un’impresa, c’è un clima tremendo e le notti sono caldissime… Un inferno insomma!

  3. #13

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    Il protagonista del film è Jeff Stryker, star del porno uranista…

    (ride) Mah, arrivò questa specie di Big Jim, un attore belloccio, palestratissimo, dall’aria un po’ imbecille. Ci fu consigliato da un nostro consulente nelle Filippine. Solo col tempo ho scoperto che era un pornodivo e non nascondo che la cosa mi divertì parecchio. All’epoca io non lo sapevo, sapevo solo che non era certo un grande attore o un grande talento… Certo, per carità, era diligente, seguiva i miei consigli e faceva quello che gli dicevo, quindi da questo punto di vista mi andava più che bene. Era una specie di Schwarzenegger dei poveri, insomma.. (ride)

    Nel cast c’è un attore che ha spesso lavorato con te: Massimo Vanni

    Sì, lui nasce come stuntman, ha lavorato spesso nei film di Tomas Milian nel ruolo di Gargiulo. Beh, è un amico, un ragazzo piacevole, simpatico, un attore sufficientemente bravo, un buono stuntman. Per me era sempre un piacere lavorare con lui.

    Il film fu massacrato in fase di montaggio. Specie nella versione italiana…

    Si, fu tremendo. In quel periodo il cinema gore e splatter era in declino (almeno nelle menti dei produttori). Il risultato finale di After Death è decisamente ibrido, ha un taglio irregolare, perché il film era studiato per essere un film estremo, truculento e invece è stato privato di tutte le scene forti (che erano tante). Quando un film è povero l’unica cosa che puoi dargli per renderlo un po’ più funny, più appetibile è proprio lo splatter! E più esageri con lo splatter più lo rendi divertente per il tipo di pubblico che ama questo cinema. Più lo fai serioso e senza effetti, invece, meno ha senso, tanto vale fare una commedia…
    Mi arrabbiai tantissimo per questa cosa, non è un caso che questo fu il mio ultimo horror.

  4. #14

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    Zombi 3 è un film su cui sono state dette tante cose, molte delle quali false. Qual è la vera storia del film?

    Ho sempre avuto un grande rispetto per Fulci, l’ho sempre considerato alla stregua dei vari Margheriti, Bava, Massaccesi… Un artigiano artista, un regista completo, un grande tecnico. Questo va detto prima di tutto.
    Io e Rossella abbiamo scritto “Zombi 3” senza sapere che sarebbe stato un film di Fulci.. Questa sceneggiatura era una specie di vendetta di “Virus”. Siccome “Virus” non era poi diventato il film che volevamo, “Zombi 3” doveva essere quello che “Virus” non era stato. Scrivemmo una sceneggiatura che secondo me era bellissima, la portammo ai produttori della Variety che la trovarono stupenda. Chiesero di fare il film a me e a Mattei ma sia io che lui avevamo altri impegni e al momento non eravamo disponibili. I produttori allora dissero che sarebbe stato un peccato non sfruttare una sceneggiatura così bella e pensarono di affidarla a qualcuno che aveva già fatto dei lavori del genere. Dato che aveva diretto “Zombi 2” il più accreditato era ovviamente Lucio Fulci.

    Quindi fu allora che lo incontraste…

    Sì, e dopo aver letto la sceneggiatura, Lucio ci disse che la trovava geniale e si innamorò del progetto. Da lì è nato il nostro rapporto con Fulci. Io e Rossella l’abbiamo frequentato a lungo, cercavamo di capire se la sceneggiatura era davvero nelle sue corde e a un certo punto lui iniziò il lavoro di regista su questo film e partì per le Filippine.

    Qualcuno dice che Fulci abbandonò il set…

    Lo so, ma è una grande falsità. Lucio Fulci non ha mai abbandonato il set, ha girato le 5 settimane stabilite dal piano di lavorazione del film e l’ha portato a termine.
    Come lui abbia portato a termine le riprese non sta a me dirlo nel senso che io e Rossella abbiamo scritto la sceneggiatura e nel momento in cui gliel’abbiamo consegnata il film era da considerarsi suo, il padrone del film è lui. Lucio ha finito il film e l’ha consegnato al produttore che poi ha visto il film e da lì nacque il problema. Nessuno quindi ha mai abbandonato niente, nel senso che Lucio è stato lì, ha fatto quello che doveva fare, il film è stato montato e solo dopo fu deciso di fare un certo lavoro di completamento aggiungendo alcune scene.

    Mi stai dicendo che quindi il film è assolutamente di Lucio Fulci…

    Nella maniera più assoluta! Il film è stato finito, non c’è nulla da dire.
    Il film è di Lucio Fulci che l’ha finito secondo la sua visione di regista.
    La proprietà del film finché i diritti della sceneggiatura non sono stati ceduti al produttore è dello sceneggiatore. Poi una volta che la sceneggiatura viene affidata al un regista i diritti sono suoi e dopo ritornano al produttore. Ecco l’iter, che poi è la legge del diritto d’autore.
    Lucio ha avuto la sceneggiatura da me e da Rossella, è andato nelle Filippine e ha girato il film, poi un montatore ha montato il tutto e il produttore l’ha visto.

    Cos’ha detto il produttore dopo aver visto il montato?

    Il produttore ha visto il film montato e ha deciso che non era sufficiente, era mancante di qualcosa. A quel punto il produttore ha disconosciuto la paternità del film.
    Allora io, Rossella e il montatore abbiamo incontrato Lucio raccontandogli cos’era successo, dicendogli che per il produttore il film era incompleto. Parlando con lui abbiamo deciso di integrare un’altra mezz’ora di film e per questo gli ho chiesto il permesso dicendogli che l’avrei fatto io. Gli ho fatto avere la sceneggiatura di questa mezz’ora in più e ho avuto ufficialmente la sua approvazione. Lucio ha riconosciuto che questa mezz’ora non danneggiava l’ora che lui aveva fatto.
    Quindi io presi la sceneggiatura di queste scene aggiuntive e partii per le Filippine dove raggiunsi Mattei che girava Robowar (scritto da Rossella). Io e Bruno non eravamo più in ottimi rapporti e allora ci dividemmo le scene e le girammo separatamente.
    Ecco come sono andate le cose
    E’ un film di Lucio Fulci a tutto tondo.
    E’ come se lui non avesse potuto finire il film per un qualsiasi problema, ecco la verità.
    Ma il film è suo, assolutamente.

  5. #15

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    Quindi il lavoro che avete fatto tu e Mattei è stato soltanto un lavoro su commissione…

    Si, né più né meno. Quello che noi abbiamo fatto è stato un lavoro su commissione voluto dal produttore, io non mi sono mai sognato di contestare il film a Lucio, nel senso che non era una mia visione. Autorialmente per me restava il fatto che il regista era Lucio, il produttore aveva voluto così e basta, il film è di Fulci. Lui poi poteva benissimo dire “No, io non lo riconosco” e infatti in qualche intervista ha disconosciuto il film ma alla fine è stato un film che ha fatto per i soldi, lo capisco... Poi in quel periodo stava davvero male, era nella fase peggiore della sua malattia al fegato. Sai, poi quando fai un film di questo tipo devi anche essere in buone condizioni fisiche perché altrimenti non resisti in mezzo alla giungla a 40 gradi... Se uno non ha il fisico non ce la fa...

    Nel film c’è un cammeo tuo e di Mattei che ha fatto un po’ discutere… Siete vestiti da soldati e gettate in un forno un cadavere che molti hanno trovato somigliante a Lucio Fulci. Cosa puoi dire a proposito?

    Che sono tutte stronzate. Era soltanto un gioco, non c’è nessuna interpretazione di questo tipo . Ho sentito anch’io che qualche imbecille ha detto che il cadavere che bruciavamo nel forno stava a simboleggiare Lucio… Il fatto era che avevamo utilizzato tutti gli attori che impersonavano i militari e gli unici due che non erano stati visti eravamo io e Bruno. Era il solito problema del dover risparmiare e quindi ci siamo offerti noi come comparse, tutto qua.

    In origine “Zombi 3” era stato pensato (o almeno annunciato) come un film in 3D. Sono mai state girate scene in 3D?

    E’ tutta una favola… Una di quelle invenzioni che si fanno per pubblicizzare il film… (ride) In 3D… Sono tutte sciocchezze, figuriamoci…

    Nel cast c’è una tua vecchia conoscenza, Deran Sarafian. Un regista che diventò attore per caso...

    Ho conosciuto Deran nel 1984, prima di “Zombi 3”, mentre lui girava “The Falling” io giravo “Monster Dog”. I film erano entrambi prodotti da Sarlui. Diventammo molto amici, poi lui venne in Italia perché aveva una fidanzata italiana. Mi chiese la cortesia di farlo lavorare ed io lo presentai a Fulci. Lui fece un ottimo provino e Lucio ne fu colpito. E’ così che nacque la sua carriera d’attore. Poi Rossella scrisse un film per lui come regista: “Interzone”, prodotto da Aristide, che fu un mezzo disastro per il solito problema della sceneggiatura ottima e del film pessimo, per colpa dei problemi di cui abbiamo parlato prima… Una storia che si ripete sempre, insomma! (ride)

    Una caratteristica di “Zombi 3” è che ha un ritmo forsennato…

    E’ vero, era previsto nella sceneggiatura. Volevamo portare sullo schermo degli zombi che non si fermavano mai, che attaccavano per tutto il tempo, un po’ come in “After Death”. La sceneggiatura aveva un ritmo elevatissimo e forse questo era un problema. Per ottenere questo effetto ci voleva una regia molto serrata e devo dire che Lucio questo l’ha fatto anche se non è riuscito a mantenere la tensione alta per tutti i 90 minuti del film.

  6. #16

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    Gli zombi di “Zombi 3” (così come quelli di “After Death”) sono assolutamente ipercinetici. Come mai quest’idea degli zombi così dinamici?

    In realtà non è poi male... Io adoro gli zombi, per me vedere un morto che uccide un vivo è uno spasso. Parlai con Lucio dell’idea di fare gli zombi così aggressivi e a lui piacque molto. È stata una scelta data dal fatto che non se ne poteva più di questi zombi barcollanti che si muovevano lentamente, così abbiamo messo questi zombi che correvano, parlavano, sparavano, saltavano...
    In fondo sulla tematica degli zombi uno può fare quello che gli pare dopo che ci sono state centinaia di zombie movies. Io ho ritenuto che questa soluzione potesse essere più originale.

    Adesso però c’è gente che applaude le presunte innovazioni di film come “28 Giorni Dopo” di Danny Boyle o “L’Alba Dei Morti Viventi”, il remake di “Zombi” ad opera di Zack Snyder, dove si vedono zombi cattivissimi che corrono esattamente come gli zombi dei tuoi film di vent’anni prima. Come ci rimani quando senti la gente che grida al miracolo quando vede queste cose che erano già state portate sullo schermo da te?

    L’hai detto tu, si tratta di cose di vent’anni fa… Se oggi tutti gridano al miracolo quando vedono questi film che hai citato io non ci faccio caso. D’altronde dovrebbero essere i cosiddetti ”esperti di cinema” a sapere che gli zombi parlanti che corrono e sparano velocissimi, sono stati realizzati per la prima volta da me. Le nuove generazioni non possono saperlo. Però continuo ad andare avanti, forse un giorno farò ancora un film sugli zombi, magari mi inventerò ancora qualcosa di nuovo… Chissà, forse questa stavolta voleranno! (ride)
    Per me “Zombi 3” è riuscito, è un buon zombi movie, non sfigura accanto ad altri film simili.

    Come andò il film alla sua uscita nelle sale?

    Era un momento in cui l’horror e lo splatter non andavano più come un tempo e in effetti il film non andò benissimo a livello di incassi. Niente a che vedere con “Zombi 2”, quindi, che comunque uscì in un periodo molto più favorevole.
    In ogni caso io non ritengo “Zombi 2” molto superiore a “Zombi 3”. Tecnicamente secondo me, è meglio “Zombi 3”. Ha avuto la sfortuna di essere arrivato troppi anni dopo, in ogni caso rimane un buon film che ha almeno una mezz’ora di cose molto belle.

    Eravamo nel 1988, il potenziale commerciale per l’horror era ancora elevato oppure era già iniziato il declino?

    Era già iniziato, purtroppo…
    Il calo iniziò per un motivo semplicissimo: la cinematografia americana fino a metà degli anni ‘80 era in un certo senso carente rispetto a noi perché noi facevamo dei film a budget talmente limitato rispetto a loro che in qualche modo riuscivamo a fregarli. Loro spendevano sempre molto più di noi. Quando poi hanno capito l’antifona hanno iniziato ad abbassare i loro budget e si è venuta a creare una situazione in cui un loro budget medio basso era il doppio del nostro e i film erano superiori. Quando un loro low budget diventava in qualche modo simile al nostro per noi non c’era più storia… Avevano attori e strutture che in Italia non ci potevamo permettere. Ecco la verità nuda e cruda della fine del mercato. I loro low budget hanno ucciso i nostri.

  7. #17

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    In America però ci sei andato per girare Troll 2. Com’è nato?

    E’ nato dalla crisi degli horror che non potevano più essere splatter. Mi ricordo ancora un produttore che mi disse: “Il rosso del sangue non bisogna più farlo vedere”. Con Rossella allora pensammo di far vedere il verde, infatti in quel film c’è proprio un delirio di verde! (ride)
    Rossella aprofittò del fanatismo dei vegetariani dell’epoca, per inventare una favola horror, davvero demenziale e divertente. La sua idea era quella di usare la carne come il crocefisso contro i vampiri. Infatti il bambino della storia si salva dai mostri brandendo un hamburger. Nel nostro film i troll (che sono degli abitanti dei boschi, un po’ come gli gnomi) mangiano gli umani ma dato che però loro sono vegetariani prima di mangiarli devono trasformarli in piante. L’idea è questa, cercare di essere splatter senza esserlo realmente, con i troll che mangiano gli uomini dopo averli trasformati in piante, in un delirio di verde. Era buffo cercare di trovare lo splatter in questo contesto. Era un film strano, divertentissimo da realizzare. E’ stata la mia prima esperienza in America, nello Utah, lo è stata anche per Aristide (che produceva il film). Abbiamo avuto coraggio e ci siamo divertiti.
    “Troll 2” è da rivalutare perché è veramente il mio film più funny, il più divertente di tutti, quello fatto in assoluta libertà. E’ incredibile come ancora oggi, nel 2005, su tanti siti web, si possano trovare discussioni sul film e sulla sua storia animate da ragazzi di tutto il mondo in forum frequentatissimi dedicati al film.

    Quali sono le differenze nell’ambientare un film di genere negli Stati Uniti piuttosto che in Italia?

    In Italia devi un po’ elaborare tutto, se ambienti un film a Roma con un serial killer sembra che non sia credibile, se lo ambienti a Los Angeles invece funziona. Sono tutte cazzate, è solo una questione di testa. Il nostro provincialismo ci porta a credere che quello che succede in America è più veritiero di quello che succede in Italia. Se riuscissimo a superare questo pregiudizio tutto potrebbe cambiare. Ma il provincialismo più grande sta proprio a monte, i nostri critici della carta stampata sono i campioni del provincialismo. Basta vedere come si sono comportati al recente festival di Busto Arsizio, dove hanno riportato solo il fatto che Coppola era intervenuto, senza menzionare nulla del festival stesso.

    Che rapporto ha il tuo film con il primo “Troll” di Buechler? Doveva essere un vero sequel oppure si trattava di un secondo capitolo apocrifo?

    In realtà esistevano delle maschere del primo “Troll” che sarebbero dovute essere utilizzate a discrezione del regista. Il produttore del film era Aristide ma era coinvolto anche Sarlui, quello con cui feci “Monster Dog”, che non doveva sapere che il film lo dirigevo io, Clyde Anderson, dato che in passato avevamo avuto i nostri contrasti.

    Allora è per questo che in questo film ti firmi Drako Floyd!

    Esattamente! (ride) In realtà quindi il film nasce dalle maschere del primo “Troll” che erano rimaste e che sarebbero dovute essere utilizzate. Io invece feci come ho sempre fatto in tutta la mia carriera: feci di testa mia!

  8. #18

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    Un altro film che hai girato in America è “La Casa 5”, uno dei tuoi più grandi successi.
    E’ un film che tu ami molto, vero?


    Si, lo amo e lo rispetto molto. Alla base del film c’è una sceneggiatura molto ricercata, è un film complesso. Era un film che metteva addosso molta paura perché era basato su alcuni elementi reali che è impossibile non trovare inquietanti. Furono fatte parecchie ricerche sulla possessione demoniaca, su alcuni testi davvero spaventosi.
    Rossella lesse un libro intitolato ”I cento casi di possessione demoniaca riconosciuti dalla chiesa cattolica” di Padre Malachia. E già durante la lettura iniziarono strani fenomeni che si accentuarono in fase di scrittura. Eravamo entrambi terrorizzati. Dalle luci che si accendevano e spegnevano da sole in casa, alle lampadine che esplodevano senza motivo. Una volta è scoppiato anche un bicchiere. Ma la cosa più terrificante è stata quando lo sportello della macchina di un nostro amico, con noi dentro, si spalancò da solo in velocità. Il copione ultimato era in macchina e il nostro amico ci chiese di buttarlo via spaventatissimo. Ovviamente sia io che Rossella ci guardammo bene dal gettarlo via dopo tanto lavoro.

    Ne parli quasi come se tutto questo ti spaventasse ancora…

    C’è da dire che è un film che ancora adesso mi mette molta tensione addosso.
    Poi come protagonisti c’erano due bambini, insomma era un film davvero inquietante. Lo girammo a New Orleans, una città molto strana… Poi noi ci capitammo proprio durante il mardi gras, quando nella città si respira un’atmosfera ancora più particolare.
    Mi ricordo di tante cose strane che sono successe durante la realizzazione.
    La gente pensa che quando un regista realizza un film dell’orrore lo fa solo per spaventare il pubblico mentre lui invece è immune alle tematiche affrontate. Non è vero, niente di più falso! Noi ne abbiamo paura come la gente che va a vedere il film. Per fare un film del genere bisognava in qualche modo avvicinarsi al mondo dell’occulto, documentarsi. E’ un film che mi dava una certa sensazione mentre lo giravo. Forse nel film si sente che anch’io avevo paura.

    Avete girato alcune scene dentro un vero carcere…

    Oh si, fu un’esperienza davvero particolare. Eravamo dentro un vero braccio della morte in un carcere della Lousiana. Girammo proprio nella stanza della sedia elettrica. Un’attrice era una sensitiva e quando entrò là dentro iniziò a piangere disperata perché sentiva un’enorme energia negativa e non voleva più girare…

    Non fu il solo fatto strano che accadde là dentro…

    Sì, ne ricordo uno che riguarda David Brandon. Lui interpretava un prete e quando eravamo nel braccio della morte ci fu un detenuto che sarebbe stato ucciso sulla sedia elettrica di lì a poco che vide il suo abito talare e gli chiese di confessarlo. David cercò di spiegargli che non era un vero prete, che era solo un attore, ma il povero condannato disse che per lui era lo stesso e volle confessarsi ugualmente. Da quel momento David acquistò una nuova sensibilità che lo portò ad essere molto vicino al problema della pena di morte e del carcere.
    Noi gente di cinema in un certo senso siamo cinici di fronte a tanti problemi, per noi spesso conta solo girare e finire il film ma nel caso de “La Casa 5” fu tutto diverso.
    “La Casa 5” è un film che va guardato con rispetto, assolutamente.

  9. #19

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    Un altro film girato negli States è “Night Killer”, distribuito in Italia con il tremendo titolo “Non Aprite Quella Porta 3” quasi fosse un capitolo abusivo della saga di Tobe Hooper…
    Dimmi la verità, sei tu l’artefice di questo titolo squallido?


    (ride) No, no, no! Te l’assicuro! Il titolo non è opera mia, nasce dai produttori, per la distribuzione italiana. Io non mi sarei mai permesso anche perché la storia non aveva nulla a che fare con la famosa saga. Girammo il film a Norfolk in Virginia, con un freddo incredibile. Night Killer non era un horror, era la storia di un serial killer che uccideva delle donne con problemi particolari. Lo volevo fare all’americana con atmosfere europee Non so come sia venuto, credo che avesse almeno un paio di sequenze di grande spessore. Non so se poi alla fine posso considerarlo un film riuscito ma, come tutti i miei film, è stato un esperimento. Va però detto che il produttore, non contento perché il film era era troppo giallo e poco horror, fece girare a mia insaputa delle scene in più che non mi appartengono, come il mascherone con la mano guantata che si vede all’inizio. Il mio film inizia dalla bambina che viene spazzolata dalla madre in Virginia.

    Come hai vissuto il declino del cinema di genere in Italia?

    Tra gli anni ‘70 e ‘80 producevamo tra i 400 e i 450 film l’anno.
    C’era un’industria attivissima e allora la domanda sorge spontanea: ma che fine hanno fatto questi registi? Sono spariti, fuggiti, morti? No, è successo un fenomeno molto preciso: i produttori italiani, che erano in qualche modo i padroni del cinema italiano perché lo producevano, hanno deciso di svendere quasi tutta la quantità delle loro library, dei loro film, alle televisioni. Emergeva la televisione, era il gran momento.
    Per un lungo periodo, fino alla fine degli anni ’80, la tv non aveva praticamente importanza per il nostro cinema. I film erano per il cinema, la tv contava poco o nulla.
    Poi però arrivò un tipo di Milano... Ricordo ancora cosa dicevano i produttori: “C’è un matto di Milano che compra tutti i film…”. I produttori in crisi (che poi erano la quasi totalità) correvano allora a vendere i propri film per quattro lire, si vendevano a pacchetti, c’erano produttori che avevano la proprietà di 20, 30 film e li vendevano per una miseria. Erano convinti che il ”matto”con le sue televisioni non sarebbe durato più di tanto…

    Diciamolo, quel famoso “matto di Milano” era Silvio Berlusconi…

    In persona... Berlusconi ha creato una library talmente importante che quando ci fu una crisi molto forte, tra metà degli anni ‘80 e gli anni ‘90, nessuno ha potuto più fare un film se non con l’aiuto di chi aveva il denaro, e chi aveva il denaro lo aveva grazie alle televisioni. A quel punto c’era Berlusconi da una parte e la Rai dall’altra. Quando non si aveva più la forza economica per produrre un film bisognava chiedere alla tv. La tv, però, odiava il genere perché non poteva andare in prima serata con le scene forti e crude che lo caratterizzano. In questo modo sono stati “creati” film cinema che in realtà erano per la televisione. La censura televisiva era ed è fortissima ed ha contribuito all’appiattimento generale del nostro cinema, perché nessuno si è imposto per cambiare le regole. La colpa è anche dei produttori, è troppo comodo fare film con i soldi della tv senza rischiare nulla.
    Adesso siamo nel totale dominio della tv che sostituisce il cinema di genere con le schifezze come i reality show, i quiz, lo squallore della tv che in qualche maniera sostituisce “Cannibal Holocaust” o “Zombi” con il Grande Fratello o L’Isola Dei Famosi.
    Questa pazzia dei produttori è stata la causa principale del decadimento del cinema di genere, di tutto il cinema, in un certo senso, ma del cinema di genere in particolare perché interessa meno alle tv visto che non può essere trasmesso in prima serata dato che il prime time è dedicato esclusivamente ad un altro tipo di horror: quello dei reality show. Oppure quello dei programmi di gossip che ruotano attorno ai reality con gli ospiti dei vecchi reality che fanno gli opinionisti su non si sa cosa…. E’ finita?… Chissà, Magari nasceranno reality show con i concorrenti che si uccidono tra loro, mangiando i cadaveri dei perdenti per poi trasformarsi in zombi a loro volta…. A parte gli scherzi, non so cosa accadrà domani, ma sono certo che le tv non hanno più nessun interesse che il genere venga fatto al cinema per il cinema. Anzi credo che le tv non abbiamo nessuna convenienza che rinasca il cinema in generale, perché altrimenti cosa mandano in onda?.
    Ho esagerato? Non lo so… So solo che quello che vedo in tv è molto più forte di tutto lo splatter che ho fatto finora. Quando si vedono i sentimenti delle persone messi in gioco si è davvero superato il punto di non ritorno. Fellini una volta, parlando della televisone disse che l’occhio del pubblico era scoppiato. Io dico che ormai è scoppiato anche l’udito con il conseguente mutismo della parola e la perdita completa del cervello.

  10. #20
    Cannoniere (a salve) Devill's Avatar
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    Grazie
    ora la leggo.

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