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Thread: Intervista a Sergio Stivaletti

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    People Intervista a Sergio Stivaletti

    Tanto tempo fa gestivo, assieme ad alcuni amici, un sito che si occupava di horror.
    Forse qualcuno se lo ricorderà, si chiamava HorrorCult e, finché è durato, è stato probabilmente il sito italiano più visitato tra quelli del suo genere.

    Avevamo indetto un concorso dove i nostri visitatori dovevano votare i migliori film dell'anno e, tra le varie categorie, c'era pure quella dei migliori effetti speciali.
    Nel 2002 vinse Sergio Stivaletti con i suoi effetti in Nonhosonno e approfittammo della consegna del premio per realizzare una lunga intervista.
    L'ho recuperata e ho deciso di riproporla qui, visto che ormai HorrorCult è offline da tempo.
    È una delle mie prime interviste, probabilmente risente di diverse ingenuità e della mia inesperienza, ma mi sembra che abbia ancora il suo interesse.
    Eccovela qui, invecchiata di 4 anni, ormai...

    Federico Caddeo: Con "Nonhosonno" hai vinto l'Oscar del Brivido di HorrorCult per la sezione "Effetti speciali", superando film come "La Mummia - Il Ritorno" o "Fantasmi Da Marte". Cosa ne pensi di questo premio che viene dal pubblico?

    Sergio Stivaletti: La caratteristica più importante di questo premio è proprio questa: il fatto che venga dal pubblico e che sia un premio spontaneo. Nella mia carriera ho ricevuto diversi premi anche se in Italia non esistono dei riconoscimenti "ufficiali" come, tanto per polemizzare un po', il David di Donatello che si occupa degli effetti speciali solo per dare un premio speciale alla carriera, che peraltro è strameritato, a Carlo Rambaldi. È anche vero, però, che in Italia rischieremmo di contenderci il David sempre e solo in due o tre persone tutti gli anni. In ogni caso, però, questo non è un buon motivo per non istituire dei premi che potrebbero essere d'incentivo per chi realizza gli effetti e magari anche per chi si occupa delle produzioni. Infatti, sapendo che un film spettacolare ha anche una speranza di essere pubblicizzato attraverso certi canali "ufficiali", i produttori potrebbero avere un motivo in più per investire sugli effetti speciali. Tutte le volte che ho partecipato a qualche festival ho sempre cercato di istituire un concorso relativo agli effetti speciali anche se poi, per varie ragioni, non è mai stato possibile.
    Credo che HorrorCult abbia fatto una gran cosa istituendo questo premio, sono felicissimo di averlo vinto. Certo, credo che i vostri visitatori siano in qualche modo più motivati ad attribuire premi a qualcosa che ha a che fare con un certo tipo di cinema, però sono contento di avere avuto la meglio su film come "Fantasmi da Marte" che, in qualche modo, avrebbero potuto riscontrare il favore degli appassionati. Per me è un premio importante.



    Federico Caddeo: Il concorrente più agguerrito per la vittoria di questo premio è stato "La Mummia - Il Ritorno", che però si regge su effetti speciali molto diversi da quelli di Nonhosonno visto che è stato quasi interamente realizzato con dosi massicce di computer graphic. Come ti poni nei confronti della CGI?

    Sergio Stivaletti: Beh, sai, uno degli effetti di Nonhosonno che credo abbia contribuito maggiormente a farmi vincere questo premio fa abbastanza uso di computer graphic, ma in un modo molto diverso da come viene usato dagli americani. Loro tendono ad utilizzare effetti computerizzati in sostituzione degli effetti tradizionali per una questione molto semplice: l'effetto digitale si gestisce molto facilmente nel computer, anche con tutte le complicazioni tecniche. Però, con l'illusione che con la computer graphic si possa fare qualsiasi cosa, si perde di vista l'arte che sta dietro tutto questo, vale a dire la regia. La regia deve sempre e comunque selezionare, invece i 360 gradi che ti permette il 3D, diciamo così, fanno dimenticare al regista che c'è da raccontare una storia, che ci sono da trasmettere delle emozioni. Sarebbe come se, avendo gli attori a disposizione, il regista, impazzito, cominciasse a girare la macchina da presa da tutte le parti. A questo punto allora si inquadra qualsiasi cosa purché sia strana, purché sia spettacolare, purché sia speciale, insomma...
    È questo il grosso errore. Non si può negare che gli effetti digitali abbiano permesso di fare un enorme passo avanti nel Cinema, io stesso ne ho tratto dei benefici anche se comunque li utilizzo in maniera più artigianale, all'italiana.

    Federico Caddeo: Puoi farmi un esempio riferito a "Nonhosonno"?

    Sergio Stivaletti: Si, subito. La testa che esplode alla fine del film è un incrocio di diverse tecniche che vanno dal tradizionale (avevamo una testa fatta proprio con il calco dell'attore) alla ripresa di vari elementi in digitale con apposite telecamere. Il tutto era poi miscelato con il paint e con un buon mix di una serie di tecniche che si vede sul compositing (io ho un compositing che si chiama Illusion sul quale questi effetti vengono realizzati ad albero; in pratica ci sono una serie di "scatole" una dentro l'altra che poi creano l'effetto finito). Era un effetto enorme, io stesso alla fine non mi rendevo più conto di quanti fossero gli effetti che concorrevano a creare quel singolo effetto che apparentemente può sembrare quasi "facile" da ottenere.
    Sempre in "Nonhosonno", poi, Dario mi chiese di animare la testa mozzata della ballerina. In origine non era previsto che la testa fosse animata per cui all'inizio realizzai una testa normale (non meccanica). Quando però Dario la vide disse che preferiva avere una testa animata e quindi io fui costretto a ricorrere al computer per creare con il digitale alcuni movimenti su quella testa.

    Federico Caddeo: Tra l'altro quella scena è molto bella, il lungo piano sequenza che la introduce è da antologia. È sicuramente una delle scene più riuscite del film.

    Sergio Stivaletti: Esatto, è proprio così! Infatti in quella scena c'è una chiara idea di regia! Come vedi, possiamo fare tutti gli effetti che vogliamo ma se non c'è un regista capace di valorizzarli e di utilizzarli in un certo modo rischiamo di buttare tutto all'aria.

    Federico Caddeo: Ti senti in qualche modo intrappolato nel ruolo di effettista e truccatore horror?

    Sergio Stivaletti: Beh, assolutamente sì!

    Federico Caddeo: E questo ti fa piacere o ti sembra riduttivo rispetto alle tue capacità?

    Sergio Stivaletti: Sai, tutte le cose dai toni forti, come essere considerato qualche volta dall'articolo di giornale o per esempio dall'Oscar del Brivido di HorrorCult, in qualche modo ti danno una grossa visibilità, forse solo per un pubblico ristretto ma sono sempre attestati che ti fanno sentire importante.
    Però chiaramente c'è da considerare anche l'altra faccia della medaglia. Se in Italia viene realizzato un horror è molto probabile che io vi partecipi ma non è l'unico genere di film sul quale si potrebbe lavorare con gli effetti speciali. C'è la pubblicità, per esempio. Spesso però quando si tratta di cose che non hanno nulla a che fare con l'horror io non vengo chiamato perché si pensa che io possa fare soltanto sangue, budella e ci si dimentica che invece ho anche realizzato una serie che si chiama "Fantaghirò" dove ho creato diverse creature simpatiche.
    È un'ottica molto stupida che però purtroppo in Italia si ritrova molto spesso.

    Federico Caddeo: So che hai studiato Medicina. Questi studi ti hanno aiutato nel tuo lavoro?

    Sergio Stivaletti: Sicuramente sono stati fondamentali nella mia visione del metodo in cui si può portare avanti un lavoro. Credo che dal mio film si noti che ho una grande passione per la Scienza e trovo che sia alla base di tante cose, anche solo per l'approccio scientifico alle cose. Sono innamorato dei macchinari, delle provette, dei dispositivi.
    Il modo in cui realizzo un effetto speciale è in qualche modo uno studio vagamente scientifico.
    Il passaggio dagli studi di Medicina al Cinema avvenne in occasione di "Phenomena" ed è proprio in questo film che le mie conoscenze mi sono servite veramente. Presi i miei libri e realizzai il mostro di "Phenomena" con delle cognizioni dovute al fatto che avevo fatto degli esami di genetica.

    Federico Caddeo: Quindi il bambino/mostro di "Phenomena" è ispirato ad una malattia genetica realmente esistente?

    Sergio Stivaletti: Esatto. Io infatti lo chiamai, in maniera un po' macabra a dire il vero, Patau , perché per realizzarlo mi ispirai alla Sindrome di Patau, una brutta malattia genetica che ha a che fare con le alterazioni dei cromosomi. Ovviamente lo resi un po' più cinematografico, modificai un po' il taglio degli occhi, ma tutte queste modifiche furono effettuate dopo averne parlato con Dario. Addirittura, a suo tempo, qualcuno arrivò ad accusarmi di averlo copiato dal mostro di un altro film (Il Tunnel dell'Orrore di Tobe Hooper, 1981 ndr), mentre, molto più semplicemente, mi ero ispirato alle immagini che trovai sui miei libri di testo dell'Università. Ci sono ancora alcuni articoli che all'epoca furono pubblicati su L'Ecran Fantastique dove io mostravo queste foto.

    Federico Caddeo: Questo personaggio di "Phenomena" era interpretato da Davide Marotta.

    Sergio Stivaletti: Esatto. Non si tratta, come molti credono, di un nano. Si trattava di un "lillipuziano", una persona perfettamente proporzionata ma con un fisico da bambino.

    Federico Caddeo: Era diventato famoso, a suo modo, con la pubblicità "Ciribiribì Kodak", giusto?

    Sergio Stivaletti: Eh sì, ce la ricordiamo tutti! È una persona davvero simpaticissima.

    Federico Caddeo: Tornando a parlare del tuo approccio scientifico agli effetti di "Phenomena", potresti indicarmi un altro esempio riconducibile ai tuoi studi universitari?

    Sergio Stivaletti: Si, ti posso fare lo stesso discorso per la famosa testa che viene scoperta da Donald Pleasance nella scena in cui l'entomologo parla degli insetti che proliferano nei vari stadi della decomposizione. Anche per quel caso mi documentai, studiai come sarebbe stata una testa decapitata che finiva nell"acqua e poi finiva in qualche modo per terra. Mi documentai minuziosamente anche se poi, naturalmente, è chiaro che bisogna lasciare qualcosa allo spettacolo. Se, per assurdo, alla fine di questa mia ricerca avessi scoperto che quella testa sarebbe stata un semplice teschio scarnificato non l"avrei mai portata così sullo schermo, avrei cercato di dare più spettacolarità alla cosa.
    Io credo che questo sia il giusto approccio. In fondo la scienza sa darti degli spunti talmente fantastici che, semplicemente sfruttando quelli, si possono ottenere delle ottime cose.

    Federico Caddeo: Sempre parlando di "Phenomena" ne approfitto per chiederti una cosa un po' strana. Di chi è la paternità dell'idea del caffé usato per realizzare le mosche? Luigi Cozzi dice che é sua...

    Sergio Stivaletti: (ride ndr) All'epoca Luigi Cozzi faceva la supervisione degli effetti speciali. Era il supervisore degli effetti speciali che venivano realizzati da un certo Ferdinando Armati che era specializzato nella ripresa degli insetti.
    Lamberto Bava mi aveva raccontato che il padre Mario aveva realizzato le cavallette usando un effetto di questo tipo (credo si trattasse di un film tipo "La Bibbia") e pensai che fosse una buona idea per creare le nostre mosche. Di conseguenza ne parlai a Luigi che fu il primo a dare credito a quest'idea, questo glielo riconosco completamente, ma l'idea fu mia.
    Non avevamo utilizzato chicchi di caffè ma proprio caffè macinato e per procurarmelo andai in tutti i bar della zona chiedendo i fondi che erano stati già sfruttati e puliti. Dopo tutta questa operazione (passai quasi una settimana a lavarlo!) andai sul set, che poi non era altro che un teatrino, e realizzammo l'effetto.
    Non so perché Cozzi si prese il merito di questa mia idea invece di prendersi quello della supervisione...

    Federico Caddeo: Hai nominato Mario Bava. Credi che possiamo considerarlo come il primo vero grande effettista italiano?

    Sergio Stivaletti: Bella domanda...
    Sai, io non credo che ci sia un momento preciso che indichi la nascita di un effettista italiano. Sicuramente Mario Bava impersonava un po' la figura dell'effettista italiano e da questo punto di vista posso darti ragione. La differenza fra gli americani e gli italiani è che da noi non si è mai capito che era necessario avere una figura specifica che doveva occuparsi di queste cose. Lo stesso Mario Bava era soprattutto un regista, in fondo sono state poche le occasioni in cui gli è stato riconosciuto il merito della realizzazione degli effetti speciali. Era semplicemente un lavoro che andava fatto e lui se ne occupava in prima persona.
    Comunque direi che in fondo questa definizione di primo vero effettista italiano è giusta.

    Federico Caddeo: Tu e tutti gli altri effettisti e truccatori italiani dovete, in un certo senso, qualcosa a Mario Bava?

    Sergio Stivaletti: Io sicuramente gli devo tantissimo. Pur non avendo mai avuto un vero rapporto con lui (purtroppo morì poco prima che io potessi avere l'onore di conoscerlo) l'ho sempre considerato un punto di riferimento, e poi non posso dimenticare il mio lavoro con il figlio Lamberto. Pensa che io, da tanti anni ormai, ho nel mio studio la macchina da presa di Mario Bava, me l'ha affidata Lamberto. Io ho lavorato personalmente con la sua macchina da presa, mi è anche servita per girare alcune sequenze del mio film.

    Federico Caddeo: Un altro grande Maestro con il quale hai avuto la possibilità di collaborare è stato Riccardo Freda, in "Murder Obsession", del 1980. In cosa consisteva il tuo contributo? La tua è stata una collaborazione marginale oppure hai lavorato fattivamente alla realizzazione del film?

    Sergio Stivaletti: Direi proprio che collaborai fattivamente. Al tempo lavoravo presso un altro laboratorio, esattamente quello di Angelo Mattei, un'altra delle persone con le quali ho avuto a che fare all'inizio della mia carriera. Lui però non ha lavorato alla realizzazione delle creature o questo genere di cose, con Mattei ci si trovava più occasionalmente. Lui fece per esempio i cadaveri utilizzati in "Inferno" da Dario Argento, in un'epoca in cui io ero più che altro uno spettatore piuttosto che un addetto ai lavori, e lo conobbi grazie a Lamberto. Lavorai con lui per un po' e, in quell'occasione, lui portò sul set una testa e dei colli che dovevano essere sgozzati. All'epoca io, però, non ero interessato più di tanto ai lavori di Bava e Freda, era un periodo in cui provavo più interesse per le cose che andavano di moda in quel momento, quindi per tutte le interessantissime novità che arrivavano dall'America.
    Sul set incontrai Riccardo Freda che ricordo era assieme ad un dobermann incazzatissimo. Gli effetti che avevamo portato non funzionavano molto bene, te lo dico molto onestamente, e, sebbene fossero stati firmati da Mattei, li avevamo realizzati insieme. Lo stesso Freda era molto insoddisfatto del nostro lavoro e quasi ci cacciò via dal set!
    Fu l'unica volta che lavorai con questo regista, ma fu davvero una piccola cosa.

    Federico Caddeo: Nei tuoi esordi c'è stata un'altra collaborazione con un regista che ha lasciato la sua impronta nell'horror e nel fantastico. So infatti che hai lavorato anche con Pupi Avati in tre film.

    Sergio Stivaletti: La mia passione nasce un po' in quell'epoca. Luciana Morosetti (costumista dei primi film di Avati) era la sorella di quella che all'epoca era la mia fidanzata (e che adesso è diventata mia moglie) e mi fece conoscere le esigenze che spesso nascono sui set con pochi soldi. La casa di mia madre è una casa antica, con tanti costumi d'epoca, e spesso questa nostra amica veniva a chiederci qualche vestito particolare da utilizzare in un film e per noi, al periodo, il Cinema non era che un divertimento. Dopo un po' che collaboravamo in questo modo mi resi conto che c'era anche l'esigenza di realizzare delle cose appositamente per i set. Nel caso di Avati ricordo che durante la realizzazione di un film chiamato "Jazz Band" mi arrivò la richiesta per costruire una Torre Eiffel fatta di fiammiferi. Sul set del film non c'era nessuno in grado di fare questo lavoro e allora Luciana, approfittando del fatto che io avessi una certa manualità, mi chiese di dare una mano. Iniziai così a collaborare, feci anche altre cose, pupazzetti vari, cose del genere e iniziai a capire che nel set deve esistere un personaggio che costruisce questi oggetti quando servono. Fu proprio questo a far cadere il diaframma fra lo spettatore e il realizzatore.

    Federico Caddeo: Ne "La Casa Dalle Finestre Che Ridono", quindi, il tuo contributo fu più che altro quello di fornire costumi e attrezzature di questo tipo?

    Sergio Stivaletti: Beh sì. Ricordo che per un altro film di Avati, "Le Strelle Nel Fosso", realizzai degli occhiali d'epoca (se non ricordo male il film è ambientato nel '700). Il mio contributo ai film di Avati fu di questo tipo. Lo stesso Pupi neanche sapeva che ero stato io a collaborare ai suoi film. Lo venne a sapere tempo dopo, quando una sera che lo incontrai gliene parlai. Lui sapeva solo che, durante le riprese di quei film, c'era un ragazzo tanto gentile che si prestava a realizzare queste piccole cose.

    Federico Caddeo: Abbiamo parlato di Lamberto Bava, voi avete lavorato assieme sia al cinema che in televisione. Nel 1994 hai realizzato un drago per il film tv "Desideria". Si era in piena febbre "post Jurassic Park", questo ti ha influenzato in qualche modo?

    Sergio Stivaletti: Io naturalmente ne avevo risentito tantissimo! Sono sempre stato un grande appassionato della stop-motion anche se purtroppo l'ho potuta fare in un solo film ma, nonostante sia stata un'esperienza molto divertente che mi sarebbe piaciuto ripetere, ormai la tecnologia è andata talmente avanti che temo che questa mia passione non abbia più futuro. All'epoca proposi delle tecniche di questo tipo, tra cui anche i primi esperimenti di computer grafica che iniziavo proprio allora, ma Lamberto aveva visto delle fotografie dal set di Jurassic Park dove c'erano degli attori che indossavano una specie di pantalone con le zampe del dinosauro e se ne innamorò. Probabilmente quelle erano solo delle foto sperimentali scattate sul set ma Lamberto era fortemente intenzionato a proseguire su quella strada. Ammetto che ci fu un certo conflitto perché io non volevo realizzare il drago in maniera così naïf, e in effetti avevo ragione anche se poi alla fine lo feci lo stesso visto che Lamberto lo voleva così. Non rinnego certo quello che ho fatto, il drago era bello ma non si muoveva come avrebbe dovuto muoversi. Il film infatti è bruttino.

    Federico Caddeo: Però con Lamberto Bava le cose andarono molto meglio con i due capitoli della serie "Demoni".

    Sergio Stivaletti: Assolutamente sì! "Phenomena" è stata l'occasione per farmi conoscere (e credo di averla sfruttata bene) ma "Demoni" fu il vero trampolino di lancio che mi permise di portare avanti alcune delle tecniche che mi diedero una certa visibilità. Realizzai delle teste animatroniche, effetti di vario genere tra cui esperimenti con la stop-motion all'indietro. Lo schermo di lattice del televisore dal quale esce fuori il demone, ancora adesso sembra computer graphic e invece era una tecnica artigianalissima. Molti dei ragazzi che lo vedono adesso e non si rendono conto delle differenze d'epoca ("Demoni" è del 1985 ndr) lo scambiano per un effetto digitale quando invece all'epoca esistevano solo gli effetti ottici che io già trafficavo un po'. Io infatti vengo più da questo che non dal make-up che per me è soprattutto una sovrapposizione alla passione che era più legata a film come "Star Wars" o "2001 Odissea Nello Spazio". Col tempo poi questa mia passione si è trasformata in qualcosa di più applicabile alla nostra cinematografia, è anche per questo che mi sta un po' stretto il discorso dell'horror, per me l'horror non è che una branca del fantastico in generale.

    Federico Caddeo: So che infatti sei un grande appassionato di fantascienza.

    Sergio Stivaletti: Assolutamente! Sono appassionato della fantascienza cinematografica, non sono un grande lettore di fantascienza.

    Federico Caddeo: Beh, non sarai un grande lettore però so che avevi i diritti per realizzare il film su Nathan Never.

    Sergio Stivaletti: Certo (ride ndr)! Quando iniziai ad avere rapporti più stretti con Sergio Bonelli e company per realizzare i vari Dylan Dog Horror Fest...

    Federico Caddeo: Che sono tuttora indimenticati...

    Sergio Stivaletti: (sospira ndr) Eh, lo so… Sai che ne ho parlato con Bonelli neanche un mese fa? Io ci provo sempre a ritirare fuori questo progetto.

    Federico Caddeo: Speriamo che questa richiesta non cada nel vuoto, credo che tutti i lettori di Dylan Dog invochino a gran voce il ritorno dell'Horror Fest

    Sergio Stivaletti: Già. Sarebbe una bella cosa, davvero!
    Comunque, tornando a parlare di Nathan Never, nell'entusiasmo di fare il mio primo film e nell'entusiasmo di capire che c'erano dei potenziali interessanti, feci questo passo e acquistai quest'opzione per un anno. Solo adesso mi rendo conto di quanto era ingenua la mia idea. Oggi che ho più cose in mano ed ho progetti più corposi e costruiti, mi rendo conto che il solo fatto di pensare che all'epoca riuscissi a trovare i finanziamenti per un film come Nathan Never è francamente pazzesco. Oggi lo posso dire con certezza visto che conosco tutti i problemi che ci sono nella realizzazione di un film.

    Federico Caddeo: E adesso dove sono finiti i diritti per il film di Nathan Never?

    Sergio Stivaletti: Sono di una compagnia che in qualche modo fa capo a Steven Spielberg! Eh sì, mi sono stati soffiati da Spielberg (ride ndr)! In questo senso mi sento abbastanza tranquillo con la coscienza, nel momento in cui Spielberg mi ha soffiato questo progetto posso dire che in qualche modo ci avevo visto bene!

    Federico Caddeo: Certo, ma che cosa se ne può fare Spielberg (o chi per lui) dei diritti su Nathan Never?

    Sergio Stivaletti: Niente, assolutamente niente. È un film che non verrà mai fatto perché molti degli acquisti di queste compagnie americane vengono fatti più che altro per creare il vuoto intorno a loro. Bonelli e company infatti sono furiosi per questo!

    Federico Caddeo: E a chi appartengono i diritti per il film su Dylan Dog?

    Sergio Stivaletti: Credo siano della Miramax, ma non ne sono sicuro. Peccato che adesso sia passato il momento magico in cui quel film sarebbe stato una grande idea.

    Federico Caddeo: In quel periodo si diceva che Alberto Negrin avrebbe dovuto realizzare dei film tv su Dylan Dog per la Rai.

    Sergio Stivaletti: E infatti io ho letto proprio il copione di Negrin. Me l'aveva portato in quanto ero stato scelto per la realizzazione degli effetti speciali. Credo che però non ne sarebbe venuto un bel film perché il soggetto non era effettivamente gran cosa. È comunque un peccato che non sia mai stato realizzato un film su Dylan Dog.

    Federico Caddeo: Tu comunque hai lavorato a "Dellamorte Dellamore" che è ispirato ad un romanzo di Tiziano Sclavi. Sei soddisfatto di questo film?

    Sergio Stivaletti: Chiariamo subito una cosa: io non sono soddisfatto di nessun film in cui ho lavorato. Non ho ancora fatto quello che effettivamente sarà il mio film, tutto ciò che ho fatto finora è da considerarsi come un tentativo, una prova, un esperimento. Certo, ognuno di questi lavori aggiunge qualcosa alla mia carriera ma il meglio deve ancora arrivare anche se temo che non arriverà mai, purtroppo! Quando ho fatto "Dellamorte Dellamore" ero una persona quasi sempre insoddisfatta di quello che facevamo, spesso in piena dissidenza con Michele Soavi. E questo però lo dico con molta amicizia anche perché col tempo ho capito che Michele aveva assolutamente ragione a fare certe scelte che oggi riconosco essere corrette e intelligenti. Per non fare l'ennesimo film di zombi lui ha deciso di fare una cosa diversa e quindi io, pur non avendo apprezzato all'epoca il risultato finito, trovo che abbia fatto bene così.

    Federico Caddeo: È vero che "Dellamorte Dellamore" è stato pesantemente tagliato? So che molti degli effetti che avevi realizzato non compaiono nell'edizione definitiva.

    Sergio Stivaletti: Mah, il taglio degli effetti c'è sempre stato. Spesso però più che del taglio di un effetto in particolare si tratta di un taglio della sua funzione sul set. Per esempio, una testa in grado di muovere gli occhi e quant'altro viene inquadrata come se fosse un pallone di gomma. Questo avviene per varie ragioni nelle quali, del resto, mi ci sono trovato anch'io quando ho diretto il mio film, non voglio dare la colpa a nessuno. Nella nostra cinematografia c'è poca organizzazione prima del film, quindi si arriva sul set e si lascia quasi tutto all'improvvisazione. Questo è un problema che rimane anche quando riusciamo a realizzare degli storyboard perché poi molte cose cambiano e "Dellamorte Dellamore", come moltissimi altri film, non fece eccezione per cui ci furono sicuramente dei tagli di alcune cose soprattutto inteso come non riprendere in un certo modo piuttosto che un taglio vero e proprio.

    Federico Caddeo: Restando in tema di tagli ai film, ho recentemente sentito un'intervista di Argento dove lui si lamentava del fatto che in origine "Opera" fosse molto più truculento rispetto alla versione che conosciamo e che tutte le scene più forti siano andate irrimediabilmente perdute. Ti ricordi quali sono queste scene tagliate in fase di edizione (Argento, nell'intervista, parlava di qualcosa come 25 minuti di scene tagliate)?

    Sergio Stivaletti: Sai, "Opera" è un altro tipo di film al quale non ho partecipato così tanto. Io ero stato chiamato per realizzare i corvi e quello ho fatto. C'era Michele Soavi che faceva un po' da intermediario in quanto era una specie di factotum, un po' assistente, un po' aiuto, un po' seconda unità Devo dire che però l'intermediazione di Michele non fu particolarmente felice perché creò un po' un diaframma fra me e Dario. Lavorando con Dario mi sono reso conto che è importante avere un rapporto più diretto con lui (come avevo già avuto in "Phenomena") ma in quell'occasione questo non si realizzò. Per "Opera" realizzai dei corvi che facevano cose molto più interessanti rispetto a quelle che poi si vedono fare nel film (nel senso di oggetto animatronico) ma questi creavano dei problemi di ripresa. Grossa parte del mio lavoro consistette nella realizzazione di un corvo che era da riprendere davanti a un blue-back ma per esigenze pratiche questo effetto non fu praticamente impiegato.
    Onestamente "Opera" non è un film sul quale posso dirti molto, ricordo soprattutto i problemi legati alla realizzazione, tutto qui. Sicuramente le scene tagliate a cui ti riferisci non prevedevano la mia partecipazione, non si trattava di sequenze nelle quali io avrei dovuto fare delle cose.
    Ricordo il dettaglio del becco del corvo che da un morso sulla carne, che realizzai con dei corvi giganteschi realizzati in scala ma per il resto non avevo nulla a che fare con gli altri effetti speciali. Per esempio, lo sparo sulla testa non è opera mia, sfatiamo subito delle false convinzioni! Lo fecero Corridori e il truccatore.

    Federico Caddeo: Anche in Phenomena non tutti gli effetti sono tuoi.

    Sergio Stivaletti: No, non tutti. Ci sono degli effetti non miei, anche belli, che mi hanno insegnato qualcosa. Al momento della loro realizzazione non mi piacevano e non li avrei mai fatti in quel modo però poi ho capito che nel film fanno la loro figura.

    Federico Caddeo: Ormai sei diventato uno dei collaboratori più assidui di Argento. Com'è il vostro rapporto?

    Sergio Stivaletti: È un rapporto collaudatissimo, ottimo. Dario è un osso duro, è una persona con le idee chiare, che vanno seguite. Credo che ci siano momenti in cui tutto funziona molto bene fra di noi ed altri dove, avendo due mentalità diverse, ognuno vuole fare cose diverse.

    Federico Caddeo: Presumo che farai parte della crew del prossimo, attesissimo, film di Argento, questo "Occhiali Neri" di cui si parla da tempo.

    Sergio Stivaletti: Credo proprio di sì! A dire il vero però non so ancora cosa Dario intenda fare nel film e quindi sarà da vedere cosa si inventerà stavolta! All'inizio in "Nonhosonno" sembrava che per me non ci fosse poi molto lavoro da fare, ma poi Dario si è innamorato di alcune idee, e, visto che l'appetito vien mangiando, alla fine del film le cose sono diventate molto più corpose.
    Credo che comunque in questo prossimo film non ci saranno tanti effetti, ma è solo una mia supposizione, lo dico memore di "Nonhosonno"...

    Federico Caddeo: Ma hai già parlato con Argento per questo prossimo film?

    Sergio Stivaletti: No, no, no. Tutto quello che ti dico è solo per sentito dire. Rispetto il silenzio di Dario perché so bene come si è quando si sta progettando qualcosa. Certo, sono curioso di sapere qualcosa in più ma aspetto che sia Dario a parlarmene.

    Federico Caddeo: Parliamo di "M.D.C.". Tutti sanno che questo era un progetto molto caro a Lucio Fulci, che però non ha fatto in tempo a dirigere. Come mai sei stato proprio tu il regista di questo film?

    Sergio Stivaletti: Mah, io credo perché negli anni mi sono conquistato una notevole fiducia sulla mia professionalità. Penso di aver dimostrato a Dario che ho dei nervi piuttosto saldi, in tutte le situazioni. Certo, non dovrei essere io a dire queste cose perché non voglio dare l'impressione di autoincensarmi ma credo che i motivi siano questi. E poi, sai, quando fai gli effetti speciali sei un po' anche un regista soprattutto se li fai ad un certo livello, in un certo modo, con una certa passione. Ti metti quindi nella parte di chi gestisce persone, mette insieme le cose a livello visivo e poi le porta pronte sul set. Eh sì, è un po' come essere un regista! Oltretutto, poi, io mi sono proposto a vari registi (Dario compreso) con delle scene giù girate, lavori in stop-motion, ho creato degli storyboard proprio con Dario partecipando attivamente con le mie idee. Tutto questo ha certamente creato in lui una convinzione della mia capacità che ha poi avuto il suo culmine con la regia di M.D.C., appunto.

    Federico Caddeo: E se Fulci avesse fatto in tempo a dirigere il film, tu ne avresti curato gli effetti speciali?

    Sergio Stivaletti: Certo, io avevo già preso degli accordi con Fulci per fare gli effetti speciali. Ne parlammo spesso nonostante tutto fosse in sospeso perché ancora non si sapeva nulla dei finanziamenti. Secondo me, proprio per la sua tematica, era un film con dei problemi ed io pensavo a come fare per "modernizzarlo". Quindi io parlavo a Lucio e gli dicevo che dovevamo inventarci un modo alternativo perché nessuno crederà mai che se a una persona cola in testa la cera questa diventerà una statua. Oggi non avrebbe mai funzionato, poteva andare bene per un Cinema d'altri tempi ma lo spettatore di oggi non avrebbe mai accettato una cosa simile.
    Lucio era d'accordo come me su questo punto e di conseguenza iniziai a pensare a cosa sarebbe dovuto succedere alle vittime. Questo fu proprio il cuore del discorso su cosa avrei fatto io dirigendo il film.

    Federico Caddeo: È vero che buona parte del film è stato girato a casa tua?

    Sergio Stivaletti: Sì, è verissimo. Almeno il 70% delle locations del film sono qui a casa mia. È la casa di mia madre, una grande casa d'epoca. La parte abitata del museo, del Volkoff, lo studio, sono tutti ambienti ricreati a casa mia. Uno dei due laboratori è stato girato nel mio capannone dove realizzo attualmente gli effetti speciali. L'altro laboratorio (quello segreto) è stato realizzato negli scantinati del mio palazzo e tutto il museo delle cere è stato ricostruito dentro il capannone dove attualmente lavoro. Rimangono fuori ben poche locations, il bordello dove si fa la scommessa e poco altro.

    Federico Caddeo: Un'altra tua esperienza alla regia è stata con il videoclip di "Profondo Rosso" dei Daemonia dove ti sei perfino divertito a rifare alcuni degli effetti speciali del capolavoro di Argento. È stata una bella esperienza?

    Sergio Stivaletti: Bellissima, è stata un'esperienza indimenticabile e divertentissima. Penso che molti registi appassionati del genere guardino film storici come "Psycho" o "Profondo Rosso" e pensino qualcosa tipo "come avrei voluto farlo io...". Questo è stato un po' un modo per immedesimarmi in una storia meravigliosa come "Profondo Rosso", che è sicuramente il caposaldo di tante cose. E poi è stato bello perché ho potuto farlo divertendomi, senza prendermi troppo sul serio.

    Federico Caddeo: Sì, infatti tutto il video é pervaso da un'atmosfera molto divertita.

    Sergio Stivaletti: Esatto. E poi anche questo video è stato girato a casa mia, ormai sta diventando una specie di set (ride ndr).

    Federico Caddeo: Come sono i tuoi rapporti con Claudio Simonetti e gli altri componenti di Goblin e Daemonia?

    Sergio Stivaletti: I rapporti sono eccezionali, Claudio è una persona stupenda e posso dire che non so se ero più affascinato dai film di Dario o dalle loro colonne sonore, quasi confondevo le due cose! Io ho qualche anno di meno di Claudio e vedevo i Goblin come dei veri miti per me. Credo che uno dei primi dischi che io abbia mai comprato fosse proprio un loro LP. Claudio è una persona stupenda, divertentissima. Siamo stati assieme a New York, ci siamo divertiti un sacco. Sono spesso in contatto con lui anche perché probabilmente dovremo fare un altro video assieme. Il video di Profondo Rosso era stato voluto dalla Sony per il lancio del disco mentre questa è un'idea di Claudio che vuole produrre una cosa su "Zombi". Sarà un video fatto un po' "in famiglia", speriamo di divertirci come l'altra volta e speriamo soprattutto che la gente lo prenda con lo spirito giusto. Sai, non sempre le persone capiscono l'ironia, la fatica che c'è dietro il lavoro.

    Federico Caddeo: Ti riferisci a qualche episodio in particolare o mi sbaglio?

    Sergio Stivaletti: No, non ti sbagli. Una cosa amara che vorrei dire del mio film è proprio questa. Molti dei fans che credevo mi avrebbero sostenuto sperando nella nascita di qualcuno che avrebbe continuato a portare sullo schermo delle cose che credo interessino un certo pubblico, ce l'hanno con me perché, secondo loro, io avrei "sostituito" Fulci, criticando il fatto che il film non é quello che avrebbe fatto Lucio. Io invece credo di aver fatto un gran servizio a Fulci proprio cercando di non copiarlo in nessun modo.

    Federico Caddeo: Ma tu vedi un futuro per il nostro cinema di genere o credi che adesso in Italia non ci sia nessuno disposto ad osare tanto per un suo rilancio deciso come, per esempio, avviene da tempo in Francia?

    Sergio Stivaletti: Personalmente dedico le mie intere giornate a questo progetto. Io sono completamente proiettato sulla rinascita del genere. Il mio progetto futuro é proprio questo, lo sto facendo in prima persona come finora non avevo ancora fatto. Ho tanti progetti e qualcuno di questi sta trovando la sua strada anche se fra mille difficoltà. Bisogna prendere il toro per le corna, è l'unico modo per risolvere questa situazione. Non possiamo aspettare che qualcuno, di punto in bianco, decida di realizzare un bel film horror. In questo momento credo di essere una vera mosca bianca. Certo, ci sono anche tanti ragazzi con tante belle speranze, tante idee, tanti corti. Di queste cose ne abbiamo in abbondanza e io stesso sto producendo dei corti per cercare di fare una specie di compilation.

    Federico Caddeo: Questo è davvero lodevole da parte tua! Speriamo che sia l'inizio di una svolta. Quali sono, nel dettaglio, i tuoi progetti futuri?

    Sergio Stivaletti: Si è già letto un po' in giro su quello che ho intenzione di fare. Ho due progetti, uno è "Il Golem" e l'altro è "L'Abominevole Volkoff", che è idealmente il seguito di "Maschera Di Cera". Non è che io voglia fare il sequel del mio film, è solo che trovo che il personaggio di Volkoff sia indovinato e ho voluto riprenderlo per introdurre delle nuove tematiche che in "M.D.C." sarebbe stato impossibile portare. È un film che stava per partire ma che adesso è momentaneamente fermo ma credo che lo riprenderò presto. "Il Golem" invece è un progetto molto ambizioso che dovrebbe dire qualcosa di nuovo alla cinematografia italiana di un certo tipo. La sceneggiatura è stata scritta col mio amico Tentori e adesso speriamo che tutto vada bene!

    Federico Caddeo: Parlando d'altro io so che hai recitato in un film misconosciuto che si intitola "Sick-O-Pathics"...

    Sergio Stivaletti: Oh mamma mia (ride ndr)! Sì, è vero e me ne sono anche pentito.

    Federico Caddeo: Non ho mai visto questo film ma, da quello che ho capito, mi sembra una specie di esperimento. Nel cast ci sono tantissimi personaggi più o meno noti del cinema horror nostrano che appaiono in veste di attori. Ci sono Lucio Fulci, Dardano Sacchetti, Luigi Cozzi, Joe D'Amato, David Warbeck, Sergio Bergonzelli e, fra gli altri, compari anche tu nel ruolo di Mr. Sinister. Di cosa si tratta?

    Sergio Stivaletti: È un film che originariamente mi fu proposto come una cosa goliardica da Massimo Lavagnini, un ragazzo che all'epoca giudicavo simpatico e divertente. Ho accettato volentieri e da questo punto di vista non me ne pento. Me ne pento dal momento in cui questa persona ha poi pensato di farne un vero film perché, facendo così, non capiva lo spirito con il quale avevamo acconsentito a partecipare a questo progetto. È una cosa di cui oggi non sono contentissimo anche se comunque non rinnego nulla di quello che ho fatto. Il film è ironico, sarebbe anche stata una cosa divertente se non fosse stata presa troppo sul serio.

    Federico Caddeo: Fra tutti i film ai quali hai collaborato ce n'è uno che reputi più bello degli altri per il suo valore assoluto, indipendentemente dal contributo che hai dato durante la realizzazione?

    Sergio Stivaletti: Questa è una domanda difficile (ci pensa un po.... ndr)
    Ad essere sinceri fino in fondo io considero tutte le cose alle quali ho lavorato come "troppo personali" e non riesco a distaccarmene. Forse uno dei film che credo non sia stato veramente capito è "Il Nido Del Ragno" (di Giancarlo Giagni, 1988 ndr). È un film dignitoso, certo, non voglio dire che si tratta di un film eccezionale, ma secondo me contiene diverse cose divertenti ed inusuali per un Cinema come il nostro. Da questo punto di vista è da rivalutare.

    Federico Caddeo: È un film che mi piace molto. Ricordo anche un interessante effetto in stop-motion nel finale.



    Sergio Stivaletti: Esattamente! È un effetto al quale sono affezionatissimo.


    Federico Caddeo: Dici di considerare tutte le tue creazioni come cose molto personali, ma c'è un effetto speciale al quale sei più legato? Se posso azzardare un'ipotesi credo che tu sia molto affezionato a Menelik, il mostriciattolo di "Demoni 2", mi sbaglio?

    Sergio Stivaletti: Devo dire che hai colto nel segno! Quel demonietto è stato prodotto in un'epoca in cui avevo una gran voglia di fare qualcosa che avesse una sua "anima" mentre invece mi capitavano più che altro teste, mani… Insomma mi commissionavano sempre effetti senza una personalità mentre con quel personaggio sono riuscito a portare avanti qualcosa di questo tipo, cosa che, tra l'altro, non mi è capitata più. Quel personaggio era particolarmente riuscito, secondo me.
    Parlando sempre di effetti speciali riusciti, a tutt'oggi ritengo imbattuto (da me ovviamente!) uno che ho realizzato per "Demoni".

    Federico Caddeo: Provo ad indovinare… Ti riferisci al demone che esce dalla schiena?

    Sergio Stivaletti: Oh, quella diciamo che era una prova tecnica!

    Federico Caddeo: Beh, in ogni caso era notevole!

    Sergio Stivaletti: Già, è vero, in effetti non era male. Io comunque pensavo alla testa che perde i denti che vengono sostituiti dalle zanne.

    Federico Caddeo: È vero! Era di grande impatto!

    Sergio Stivaletti: Già, quando la vedevo in sala, con la gente intorno, provavo una grande soddisfazione perché sentivo che reagiva, che si faceva delle domande a proposito. In fondo non era un effetto particolarmente difficile a livello tecnico.

    Federico Caddeo: Com'è il tuo rapporto con i tuoi colleghi? So che sei un grande ammiratore di Dick Smith

    Sergio Stivaletti: Assolutamente sì! Sono un ammiratore di Dick Smith e di Ray Harryhausen, ma ovviamente sono tante le persone che ammiro perché li considero come i miei "maestri a distanza". Dick Smith l'ho anche conosciuto personalmente, ho frequentato il suo corso però non mi sono formato con quello anche se mi è stato molto utile in un periodo della mia carriera nel quale avevo già le mie convinzioni. Tutt'oggi faccio riferimento ai suoi testi e suoi consigli. Lui stesso, poi, mi ha mandato una lettera di congratulazioni quando ho fatto il mio film. L'ho anche incorniciata, è stato davvero molto gentile. Dick Smith è un grande, così come è un grande Rick Baker, che ho conosciuto andando nel suo laboratorio.

    Federico Caddeo: Cosa pensi rivedendo oggi la mitica trasformazione del lupo mannaro che Baker fece nel 1981 per il film di Landis (Un Lupo Mannaro Americano a Londra ndr)? è tuttora straordinaria, ma credi che sia in qualche modo insuperabile?

    Sergio Stivaletti: Francamente no, non credo che quella trasformazione sia oggi insuperabile. Abbiamo visto tante di quelle cose che ormai, a livello tecnico, quell'effetto non mi meraviglia più di tanto, per quanto però sia una cosa stupenda, chiariamolo subito! Se però lo mettiamo nell'insieme e quindi se ci riferiamo a come è stato girato credo che sarà davvero dura ripetersi su quei livelli. Questo perché, come dicevamo prima, dietro c'è tutta una regia dell'effetto ed è una cosa che adesso comincia a mancare. Adesso si tende sempre a "farcire" la regia e a furia di "farcire" tutto diventa sempre meno interessante. È lo stesso discorso che facevamo prima sulla testa che ho realizzato per "Demoni". Io di teste ne ho fatte tante altre dopo di quella ma per una coincidenza di cose, dalla fotografia alla regia, quell'effetto non ha più funzionato così bene. Nel frattempo io sono andato avanti con la tecnica, ho fatto delle cose molto più sofisticate ma quell'effetto rimane unico.
    Comunque i Maestri sono tanti, ti ho citato Harryhausen ma io devo molto anche a Savini nel senso che il suo libro mi ha accompagnato durante tutti i miei primi esperimenti. Forse Savini può risultare il meno rifinito perché è il più splatter ma ho indubbiamente preso dell'ispirazione da lui.

    Federico Caddeo: Recentemente ho letto alcune dichiarazioni di Asia Argento pubblicate da Fangoria. Diceva, in maniera abbastanza dura a dire il vero, che avevi avuto un atteggiamento ipocrita nei confronti del suo film "Scarlet Diva" (al quale hai collaborato per gli effetti speciali). Mi racconti come sono andate le cose?

    Sergio Stivaletti: Sono rimasto molto meravigliato e ci son davvero rimasto male soprattutto perché Asia l'ho sempre considerata quasi come una "bambina prodigio". L'ho conosciuta quando avrà avuto 6 o 7 anni, ovviamente tramite Dario, e leggere le sue dichiarazioni su Fangoria mi ha molto sorpreso e mi ha addolorato non poco visto che credevo di avere in lei un'amica. Certo, lei adesso ha preso una strada tutta sua e abbiamo poche occasioni di collaborazione, ma quando ho lavorato con lei in "Scarlet Diva" l'ho fatto in maniera quasi disinteressata, nel senso che non l'ho certo fatto per motivi economici. Lei si presentava con un film molto piccolo e mi è sembrato normale darle una mano ben sapendo che non sarebbe stato facile girare un film con un budget non certamente elevatissimo.
    Adesso invece leggo che lei mi ritiene un ipocrita a causa di una mia eventuale reazione (che onestamente neanche ricordo di aver avuto). Probabilmente quando Asia mi ha chiesto se a me piaceva lo script del film io posso avere avuto un atteggiamento abbastanza imbarazzato a causa dell'argomento del film che in fondo è una specie di "porno-biografia". Onestamente non è facile dire "Mi piace" o "Non mi piace" di fronte ad una cosa di questo tipo, anzi, forse si rischia addirittura di sembrare falsi mostrando un eccessivo entusiamo. È molto più normale restare perplessi.

    Federico Caddeo: Ma poi com'è andata dopo che hai visto il film?

    Sergio Stivaletti: Io all'inizio non l'ho visto. Quando il film è uscito io ero fuori per lavoro e non ho avuto modo di vederlo subito. Lo videro i miei collaboratori ed io lo vidi in un'occasione successiva. Probabilmente feci dei complimenti generici per la riuscita del film ma credo proprio di non essere il tipo che si mette nei guai andando ad esprimere giudizi su un film che non ha neanche visto.
    Rimango molto perplesso che poi tutto questo venga attribuito alla mia presunta ipocrisia soprattutto visto e considerato il fatto che per natura io sono piuttosto diplomatico e non certo ipocrita.
    Se però ad Asia fa piacere circondarsi di persone che dicono sempre che il film è bello, che lo script è bello, che tutto è bello rischia di circondarsi di ipocriti. Un amico vero, invece, può cercare di darle dei consigli, per migliorare qualcosa e poi noi, da "tecnici" siamo quasi in dovere di farlo.

    Federico Caddeo: Un'ultima cosa. So che presto uscirai con un sito che promette di essere una vera miniera per gli appassionati. A che punto sono i lavori?

    Sergio Stivaletti: Come ben sai, stiamo facendo un grosso lavoro sul mio nuovo sito. Sarà particolarmente interattivo e ci sarà la possibilità di un contatto diretto con tutti gli appassionati degli effetti speciali alla ricerca di novità, consigli, tecniche. Sarà sicuramente un sito all'avanguardia, è un progetto sul quale puntiamo molto ma, vedrai, ne riparleremo presto.

  2. #2

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Interessante contributo, Ziorzio. Comunque non mi pare che i fans di Fulci ce l'abbiano con Stivaletti per MDC; semmai ce l'hanno con Argento, ma quella è un'altra storia. Quanto alle accuse mosse a Stivaletti da Asia,chisenefot. Menelik era divertente come creazione, anche se devo dire che alla resa dei conti l'animazione del mostriciattolo non era granchè riuscita.

  3. #3
    Franco Grattarola
    Guest

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Ziorzio, niente foto scanzonate dell'intervista?
    Caccia 'sto reportage, dài!

  4. #4

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Quote Originally Posted by Franco Grattarola
    Ziorzio, niente foto scanzonate dell'intervista?
    Caccia 'sto reportage, dài!
    Eh no, Franco, niente foto...
    L'intervista è avvenuta telefonicamente.
    Tra l'altro, nonostante io abbia avuto per diversi mesi a che fare con Sergio per vari motivi, non l'ho mai incontrato personalmente.

    Quote Originally Posted by Tuchulcha
    Quanto alle accuse mosse a Stivaletti da Asia,chisenefot.
    Infatti ora lo posso dire: all'epoca fu Sergio che mi chiese di poter replicare alle dichiarazioni di Asia. Fosse stato per me non gli avrei certo posto la domanda.
    Last edited by Giorgio Brass; 07-09-2006 at 19:23. Reason: Automerged Doublepost

  5. #5
    Cannoniere (a salve)
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    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Quote Originally Posted by Giorgio Brass
    Tanto tempo fa gestivo, assieme ad alcuni amici, un sito che si occupava di horror.
    Forse qualcuno se lo ricorderà, si chiamava HorrorCult e, finché è durato, è stato probabilmente il sito italiano più visitato tra quelli del suo genere.

    Me lo ricordo pefettamente quel sito, lo visitavo spessissimo, poi un giorno PUFF tutto nero.... Mi sono sempre chiesto il perchè, se posso ti giro dunque la domanda...Perchè avete chiuso il sito???

  6. #6

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Ma chicazzè questo "Federico Caddeo"?
    "Stasera il montaggio analoggico mi ha completamente sconvolto!"

    Te lo chiedo col cuore in mano, detesto umiliarmi in questo modo, non lo farei se non lo ritenessi davvero necessario. Per favore, non mi distruggere, non penso di meritarlo...

    Ho imparato la lezione, ti chiedo scusa ancora una volta e ti chiedo l'enorme gentilezza di tornare sui tuoi passi.


    (to be continued - 2)

  7. #7

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Quote Originally Posted by Jules Winnfield
    Me lo ricordo pefettamente quel sito, lo visitavo spessissimo, poi un giorno PUFF tutto nero.... Mi sono sempre chiesto il perchè, se posso ti giro dunque la domanda...Perchè avete chiuso il sito???
    Non avevamo più modo di aggiornarlo come un tempo, gli impegni di studio e lavoro ci impedivano di continuare ad occuparcene per bene.
    Piuttosto che lasciare la nostra creatura in mano a persone che non godevano della nostra stima e della nostra fiducia, abbiamo preferito farlo sparire.
    Il fatto di non mettere, però, neanche un messaggio sulla home del sito improvvisamente diventata nera non dipese da me ma dall'altro gestore del sito.
    Io avrei voluto lasciare un messaggio ai visitatori per spiegare le cose, ma lui, che a differenza di me aveva i mezzi tecnici per farlo, non ha voluto farlo.

    Quote Originally Posted by Paolo
    Ma chicazzè questo "Federico Caddeo"?
    Un gran figo, stando a quello che si dice in giro...
    In ogni caso, ormai, io sono Giorgio Brass per sempre.
    Un po' come Mery, direi.... :uranos:
    Last edited by Giorgio Brass; 07-09-2006 at 20:05. Reason: Automerged Doublepost

  8. #8

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    A questo punto devi avere il coraggio di rigettare per sempre il tuo nome e abbracciare il tuo pseudonimo...
    "Stasera il montaggio analoggico mi ha completamente sconvolto!"

    Te lo chiedo col cuore in mano, detesto umiliarmi in questo modo, non lo farei se non lo ritenessi davvero necessario. Per favore, non mi distruggere, non penso di meritarlo...

    Ho imparato la lezione, ti chiedo scusa ancora una volta e ti chiedo l'enorme gentilezza di tornare sui tuoi passi.


    (to be continued - 2)

  9. #9
    Cannoniere (a salve) Emiliano's Avatar
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    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Di Horrorcult ricordo una mail pervenutami che mi diffidava intimando denuncia di far comparire nel mio ormai defunto sito (che non aveva scopi commerciali) la trama di alcuni film che avevo pigramente copiato da HorrorCult, quando poi scoprii che una gran parte di questi era in realtà ripresa pari pari dal Dizionario Morandini. A parte questo era un bel sito.
    Stivaletti si sentirà annichilito dagli effetti speciali ma è quella la sua specializzazione, che dovrebbe perseguire, invece di cimentarsi in progetti più grandi di lui e fare il solito passo più lungo della gamba - tipicamente italiano.
    Last edited by Emiliano; 10-09-2006 at 14:25.

  10. #10

    Default Re: Intervista a Sergio Stivaletti

    Intervistona succosissima! Sergio è una persona squisitamente loquace (e viceversa). Aneddoto: telefona alle 9:30 della domenica mattina del 27 agosto (giorno conclusivo del PesarHorrorFest) per dire che non ce la fa a venire a Pesaro perché l'indomani avrebbe dovuto presentarsi sul set di Pingitore a "rifare un culo" (testuali parole) venuto male. Vi lascio immaginare i commenti di Luca Rea alla notizia.

    p.s. Grazie Federico, cose belle dal mondo.

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