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Thread: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

  1. #51

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Io mi chiedo invece perchè importiamo prodotti alimentari e medicinali (!!!medicinali!!!) dall'Africa
    Cioè, a parte i prodotti alimentari Africani, intendo.....che sicuramente non erano la totalità di quei carichi...

  2. #52

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Quote Originally Posted by Bmw2002 View Post
    Io mi chiedo invece perchè importiamo prodotti alimentari e medicinali (!!!medicinali!!!) dall'Africa
    Cioè, a parte i prodotti alimentari Africani, intendo.....che sicuramente non erano la totalità di quei carichi...
    Era roba scaduta e fuorilegge, destinata alla pattumiera insomma. Qualche farabutto ha visto la possibilità di appiopparceli traendone massimo profitto.

  3. #53

    Angry Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Gli scarti dovevano essere smaltiti ma tornavano sugli scaffali
    La Finanza, con le intercettazioni, ha scoperto anche connivenze dell'Asl
    La truffa dei banditi della tavola
    rivendevano il formaggio avariato
    Operazione della Gdf in Piemonte, Lombardia e Germania. Nel mirino alcune aziende riconducibili a un imprenditore siciliano fornitore di importanti marchi nazionali. Prodotti marci riutilizzati di P. BERIZZI

    Le immagini: i prodotti marci sequestrati

    http://www.repubblica.it/2007/12/sez...formaggio.html


  4. #54

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Quote Originally Posted by mister.steed View Post
    Gli scarti dovevano essere smaltiti ma tornavano sugli scaffali
    La Finanza, con le intercettazioni, ha scoperto anche connivenze dell'Asl
    La truffa dei banditi della tavola
    rivendevano il formaggio avariato
    Operazione della Gdf in Piemonte, Lombardia e Germania. Nel mirino alcune aziende riconducibili a un imprenditore siciliano fornitore di importanti marchi nazionali. Prodotti marci riutilizzati di P. BERIZZI

    Le immagini: i prodotti marci sequestrati

    http://www.repubblica.it/2007/12/sez...formaggio.html

    Agghiacciante: ho appena concluso per una coppia di mucche, un toro, un cavallo, due maiali e un pollaio. Penso sia l'unica per sapere che cosa mangio.....

  5. #55

    Angry Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Indagine su un gruppo di aziende che lavorava per i grandi marchi
    La truffa del formaggio avariato
    nel grattugiato finivano gli scarti

    Compravano pezzi già scaduti, a prezzi stracciati, per poi "ripulirli"

    dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

    PIACENZA - Quando gli uomini della Guardia di Finanza trascrivono le intercettazioni, quasi non credono alle loro orecchie. Chi è il rappresentante legale e amministratore unico dell'azienda che ricicla formaggi avariati e scaduti? Semplice, l'ex comandante della stazione dei carabinieri. E chi certifica, passando a bere un caffè, che è tutto a posto, nonostante le celle frigorifere trabocchino di tonnellate di merce con dentro insetti, larve, escrementi e carcasse di topi, muffe, pezzi di plastica? Semplice: il veterinario dell'Asl.
    È talmente disinvolto, il medico, con i banditi della tavola, da "dimenticarsi" i timbri dell'Asl di Piacenza - dov'è tuttora tranquillamente in servizio - in un cassetto della scrivania, nell'ufficio contabilità del caseificio. E così da controllore è diventato controllato. C'è anche lui nel fascicolo con cui la Procura piacentina (pm Antonio Colonna) scrive ora una nuova e ricca pagina nell'inchiesta sui formaggi avariati avviata due anni fa dai colleghi di Cremona (pm Francesco Messina).
    Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. Decine di tonnellate di scarti di formaggio piene di schifezze ritirate da grosse aziende (Granarolo, Ferrari Giovanni industria casearia, Zanetti) e mischiate a prodotto fresco: un sistema collaudato con cui la DELIA, stabilimento a Monticelli D'Ongina, sede legale a Milano in piazza IV Novembre, riesce a piazzare sul mercato italiano e europeo il suo prodotto finito. Che vuol dire soprattutto: formaggio grattugiato. Come? Vendendolo a aziende che lo confezionano in buste a marchio "Galbani", "Ferrari", "Medeghini", solo per citarne alcuni. O direttamente al cliente finale, come nel caso di "Biraghi" o "Prealpi".
    Il giro è enorme, e abbraccia mezza Europa (Spagna, Austria, Germania, Francia, Belgio). Una ventina di milioni di euro il volume d'affari della società, collegata a altre tre aziende di cui due con sede a Barcellona (Compinque S. L. e Quederlac S). Sono tutte riconducibili a Alberto Aiani, cinquantatreenne di Casalbuttano. Il paese in provincia di Cremona dove l'ex ufficiale dell'Arma Francesco Marinosci, pugliese di Francavilla, cremonese d'adozione, - prima di darsi al formaggio e diventare socio di Aiani nella DELIA - dirigeva la stazione dei carabinieri. Ieri usava l'utilitaria in dotazione, guadagnava un moderato stipendio. Oggi gira in Jaguar e, si capisce, ha implementato le sue entrate.
    Con Aiani e un'impiegata dell'azienda - per ora sono denunciati - Marinosci dovrà rispondere del reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con rischio di danno per la salute pubblica. Ma c'è dell'altro. Sulle triangolazioni pericolose con cui DELIA acquistava "merda" - termine usato dai truffatori per indicare il prodotto avariato, dalle intercettazioni del primo troncone di inchiesta condotta dalle fiamme gialle guidate dal comandante Mauro Santonastaso - il compito di vigilare, si fa per dire, spettava a un veterinario dell'Asl piacentina: Luciano Dall'Olio (falso e abuso d'ufficio). Il medico non è esattamente un guardiano scrupoloso.
    Di più: alla DELIA in pratica si autocertificano. Con il timbro del competente servizio veterinario. Per ricomporre il quadro che emerge dalle pieghe dell'inchiesta non c'è bisogno di aggiungere molti altri tasselli. Né confortano le "spigolature" venute alla luce nel corso delle indagini (già arrestate quattro persone, sigilli alla Tradel di Casalbuttano, la prima azienda "riciclona" del siciliano Domenico Russo). Per esempio: possibile che il legale di Andrea Chittò, veterinario dell'Asl di Cremona, anche lui accusato di reggere il gioco dei truffatori e sospeso dal servizio, nella memoria difensiva produca la testimonianza del comandante dei Nas di Cremona, Raffaele Marongiu?
    In Procura ormai ne sono convinti: il sistema della truffa del formaggio avariato ha continuato e continua a funzionare grazie alla connivenza-complicità di chi dovrebbe controllare e però si fa chiudere gli occhi. Così la "pattumiera" funziona a pieni giri: ritira roba scaduta e marcita, e la ripulisce sotto forma di formaggio fuso che poi viene fatto raffreddare e venduto in panetti (delimix) alle grosse aziende.
    Il prodotto finisce nelle grattugie. Si ottiene il lavorato finale: il formaggio grattugiato. Non deriva, ovvio, né da parmigiano né da grana padano o da altri formaggi duri fatti direttamente con il latte, ma da un "fuso" insaporito a seconda della percentuale di croste o scarti immessi nella fusione. Eccole, riempite con il prodotto delle due aziende-pirata, le classiche buste di grattugiato che finiscono sulle nostre tavole. "Di aziende come queste c'è pieno - dice un investigatore anti-frode - e i grandi marchi se ne servono abbondantemente. È un sistema di vasi cinesi che va combattuto e stroncato. I ministeri della Salute e dell'Agricoltura, adesso, dovrebbero intervenire pesantemente".
    (5 settembre 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/07/sez...-avariato.html

    Notizia che mi sembra sia passata un po' sotto silenzio... o sbaglio? Solo il Tg3 ne ha parlato... peraltro questa notizia su Repubblica.it lo cercata con Google perché nella prima pagina non l'ho trovata... e neppure sul Corriere e La Stampa... e anche stavolta bisogna ringraziare la Finanza che ha effettuato le INTERCETTAZIONI TELEFONICHE tanto vituperate dall'attuale presidente del consiglio. A capo di tutto l'ex comandante dei Carabinieri... e poi non so se avete letto i marchi coinvolti... sono quasi tutti quelli maggiori... adesso non ho fatto mente locale se qualche marchio famoso non ha usufruito dei servizi di questo caseificio degli orrori ma praticamente si può dire che ognuno di noi ha sicuramente ingerito 'ste schifezze quotidianamente!!!
    Last edited by mister.steed; 05-09-2008 at 15:28.


  6. #56

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    E pensare che qualche anno fa han vietato ai ristoranti il formaggio grattuggiato sfuso, per motivi igienici. Solo formaggio in bustina, di marca...e fatto con gli scarti. Vergogna, schifosi!

  7. #57

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Quote Originally Posted by Tuchulcha View Post
    E pensare che qualche anno fa han vietato ai ristoranti il formaggio grattuggiato sfuso, per motivi igienici. Solo formaggio in bustina, di marca...e fatto con gli scarti. Vergogna, schifosi!
    E' chiaro... così praticamente il riciclo è infinito.. perché anche se noi d'ora in poi cominciamo a non comprare più il formaggio grattugiato in busta in favore delle fette di reggiano o grana... come possiamo essere sicuri che nei ristoranti, o nelle ditte che producono alimenti tra i cui ingredienti c'è il parmigiano o quasiasi altra tipo di formaggio, non riciclino lo stesso quello avariato? Morale della favola: noi consumatori finali siamo inculati a prescindere
    Io sti delinquenti li condannerei a mangiare per anni tutta la roba che hanno sofisticato... ma solamente quella eh... senza nessuno strappo alla regola... altro che pena di morte!

    ================================================
    Ecco un altro interessante articolo...

    LA PRIMA TRANCHE: L'INCHIESTA DI CREMONA

    Lorenzo Misuraca
    Sullo scandalo dei formaggi avariati di Cremona, che all’inizio di luglio è finito su tutti i giornali, non tutto è stato detto. A cominciare dai nomi dei prodotti sospetti ritrovati sugli scaffali di negozi e supermercati. Le foto e i video della Guardia di Finanza, ripresi da “Repubblica” e da Rainews 24, mostravano prodotti caseari totalmente ricoperti da muffe, escrementi di topi, frammenti di plastica, all’interno di un’azienda di trasformazione a Casalbuttano, vicino a Cremona. Ai consumatori scioccati è stato raccontato nei dettagli il meccanismo con cui la Tradel e la Megal (le due aziende di Domenico Russo, chiuse nel giugno 2007) riciclavano formaggio andato a male per rimetterlo in commercio, invece di smaltirlo o destinarlo agli animali. Sono venuti fuori i nomi delle grosse ditte che mandavano il materiale scaduto alla Tradel (con qualche sbaglio, come nel caso della Granarolo, erroneamente inserita nella lista delle aziende coinvolte). Ma sulla destinazione finale di quei prodotti, pericolosi per la salute dei consumatori, nemmeno una parola.
    Un silenzio imbarazzante che non ci ha convinti. E che ci ha spinti a lavorare ancora su uno scandalo dai troppi lati oscuri. A partire dal ruolo di molte grandi industrie italiane.

    Elenco da brividi
    Andiamo con ordine. Il prodotto avariato, una volta “ripulito”, veniva venduto al cliente finale, che lo metteva in commercio come formaggio fuso, simile alle sottilette, e come gran mix, confezioni di formaggio grattugiato. In alcuni casi, addirittura, i prodotti venivano lavorati senza fusione o pastorizzazione, e quindi senza alcuna sanificazione, con tutto il carico di potenziali rischi per chi li avrebbe consumati. Come se non bastasse, a volte un prodotto, se invenduto o scaduto, veniva rimandato alla Tradel che lo riciclava per la seconda volta.
    Ma chi sono questi “clienti finali” che poi piazzavano i prodotti nei supermercati? Sono 27 le ditte principali, di cui 14 straniere, tra olandesi, francesi, austriache, spagnole, belghe e tedesche. Va chiarito che questi clienti finali erano inconsapevoli dell’origine del materiale caseario acquistato da Russo
    . Sarebbero, insomma, state truffate, anche se nei loro confronti è lecito ipotizzare per lo meno una superficialità di controlli, almeno per i casi in cui i formaggi arrivavano ancora col loro carico di tossine e muffe.
    Tra i clienti italiani, che non risultano tra i fornitori, ci sarebbero: Prealpi Spa di Varese (che produce formaggi freschi, burro e mix di formaggi grattugiati a proprio marchio), Dalì Spa di Treviso (produttrice dei tortellini Dalì), Emilio Mauri Spa di Lecco (con i formaggi freschi e stagionati a marchio Mauri), e Integrus Srl di Treviso (che produce crespelle al prosciutto e formaggio, con marchio proprio).
    C’è poi l’elenco delle aziende sia fornitrici che clienti della Tradel. Tra queste ultime la Lactalis (che in Italia commercializza formaggi Galbani, President, Invernizzi, Locatelli, Cademartori), Fallini Formaggi Srl di Reggio Emilia (che produce formaggi grattugiati con i marchi Fallini, Casa Emilia, Italiana Formaggi, Real Parma e Margaldo), e Sic.Al di Partinico.
    Purtroppo l’elenco non si esaurisce qui. E continua con i fornitori della Tradel: Brescialat, Caseificio Castellan Urbano, Euroformaggi, Industria casearia Ferrari Giovanni, Frescolat, Giovanni Colombo Spa, Igor Srl, Industria agricola casearia Meneghini, Venchiarini società cooperativa, e Centrale del latte di Firenze, Pistoia, Livorno. Su quest’ultima, in particolare, gli inquirenti hanno trovato documentazione che testimonierebbe un atteggiamento “disinvolto”. La ditta, infatti, avrebbe inviato alla Tradel prodotti scaduti già da due mesi, in evidente stato di fermentazione.

    Smaltiti... in tavola
    Alla Galbani, gli inquirenti dedicano un capitolo a parte. Quello della Egidio Galbani Spa è stato uno dei primi nomi a finire sui giornali come possibile corresponsabile della frode al cui centro stava Domenico Russo. Coinvolte nelle indagini sono infatti due aziende della Lactalis Italia Spa: la Egidio Galbani e la Big Srl. La Galbani vendeva a Tradel prodotti semilavorati, per lo più scarti di produzione e residui di lavorazione. La Big forniva prodotti confezionati, invenduti o ritirati dal mercato perché scaduti o per problemi qualitativi o d’imballaggio. L’azienda ha smentito prontamente qualsiasi coinvolgimento nell’inchiesta e lo fa anche nell’intervista del suo amministratore delegato che compare in queste pagine. Dall’inchiesta, però, emergono aspetti inquietanti a carico di alcuni suoi dipendenti.

    Due fatti, per esempio, sono documentati attraverso riscontri documentali e intercettazioni. Il primo dimostra come diversi prodotti, inviati nel 2004 e 2005 da Galbani a Tradel con etichetta cagliata a uso zootecnico, e dunque non utilizzabili per produrre formaggi destinati all’uomo, nel 2006 vengono inviati con lo stesso codice, ma con una dicitura generica, “cagliata”, che permette l’impiego del materiale anche per trasformazione alimentare. Un errore? Le ipotesi degli inquirenti non sembrano avvalorare questa sensazione e si basano su alcune mail di richiesta esplicita di cambio di etichetta, circolate in azienda.
    Non solo. A carico della Galbani c’è l’invio di croste di gorgonzola rinominate come “residuo di produzione lattiero casearia per trasformazione”. Già nel 2002, infatti, il disciplinare relativo al formaggio gorgonzola Dop stabiliva che la crosta non può essere destinata a prodotti commestibili, perché potenzialmente portatrice del batterio listeria, in grado di causare meningite in soggetti immunodepressi. Deve dunque essere smaltita, ma non può essere riciclata neppure per mangimi animali. Eppure, dai documenti acquisiti dagli inquirenti risultano arrivate alla Tradel decine di tonnellate di croste di gorgonzola, rinominate per aggirare l’obbligo di smaltimento.
    Dal settimanale "Il Salvagente", luglio 2008

    Ultimo aggiornamento: 05/09/08

    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=685
    Last edited by mister.steed; 05-09-2008 at 16:12. Reason: Automerged Doublepost


  8. #58

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Quote Originally Posted by mister.steed View Post

    Tra i clienti italiani, che non risultano tra i fornitori, ci sarebbero: Prealpi Spa di Varese (che produce formaggi freschi, burro e mix di formaggi grattugiati a proprio marchio), Dalì Spa di Treviso (produttrice dei tortellini Dalì), Emilio Mauri Spa di Lecco (con i formaggi freschi e stagionati a marchio Mauri), e Integrus Srl di Treviso (che produce crespelle al prosciutto e formaggio, con marchio proprio).
    Non vedo più la Biraghi, citata nell'articolo precedente. Errore di Repubblica o omissione de Il Salvagente?




  9. #59

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Quote Originally Posted by Slogun View Post
    Non vedo più la Biraghi, citata nell'articolo precedente. Errore di Repubblica o omissione de Il Salvagente?
    "Salvasputtanati" suonerebbe meglio, a questo punto.

  10. #60

    Default Re: Si è quel che si mangia (due o tre cosette sulle sofisticazioni alimentari)

    Per carità io continuo a fare l'avvocato del diavolo, ma insomma non è che chi compra formaggio grattugiato è un po pirla?
    Non è che per caso da sempre se si va al ristorante, si chiede la forma e non la tazza con la merda grattata?
    Non è che si chiede l'insalata scondita e le patatine fritte molto chiare?
    Voglio dire se chiedi che te lo infilino nel culo e poi dici di starci scomodo, non è che ti puoi tanto incazzare no?
    I falliti babbei coglioni che si fanno inculare con le insalate pronte le merdine già fatte i gamberetti congelati del mesozoico le patatine fritte che si cuociono in forno senza bisogno di friggerle le tazzette di merda al cioccolato sapore formaggino le sottilette di sminchiuz che filano e fottono, insomma dai basta no.
    Chi è un coglione va rigorosamente inculato, e con una manciata di sabbia.
    Se ti interessa quello che dico mi fa piacere, se ti fa piacere quello che dico non mi interessa.

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